Il perito: quelle coltellate potevano uccidere
SASSARI. «Quelle coltellate avrebbero potuto uccidere la vittima, soprattutto le due inferte alla schiena, in corrispondenza del cuore e dei principali vasi». Quando manca una settimana alle...
SASSARI. «Quelle coltellate avrebbero potuto uccidere la vittima, soprattutto le due inferte alla schiena, in corrispondenza del cuore e dei principali vasi».
Quando manca una settimana alle discussioni finali e alla sentenza, l’udienza di ieri – nel processo per tentato omicidio che vede imputati Angelo Salvatore e Antonio Garau (padre e figlio) – è stata dedicata alla relazione del medico legale Francesco Lubinu incaricato dal giudice di accertare natura, posizione, compatibilità delle ferite riportate dalla vittima Christian Cappai. Per fare chiarezza sulle effettive reciproche responsabilità. Chi ha colpito chi? Quanti coltelli c’erano quel giorno al Monte?
L’operaio sassarese di 40 anni lo scorso marzo rimase ferito nel quartiere di Monte Rosello e padre e figlio sono accusati di averlo colpito con alcune coltellate nella scalinata tra via Farina e via Ogliastra. Cappai rischiò la vita perché il coltello gli perforò un polmone. Dall’attività investigativa svolta dai carabinieri era emerso che i due Garau si fossero presentati armati di coltello a un incontro con la vittima per chiarire vecchie storie. Nell’udienza di ieri il medico Lubinu ha spiegato che lesioni riportate da Cappai furono talmente gravi che avrebbero potuto ucciderlo. Soprattutto quelle provocate dalle due coltellate che interessarono il “quadrante retrostante il cuore”. I quesiti del giudice al medico legale erano finalizzati anche a capire quale, tra le due versioni fornite sulla dinamica dell’aggressione, potesse essere la più plausibile. Lubinu ha chiarito che la coltellata nella parte anteriore della spalla verosimilmente è stata inferta da una persona che si trovava di fronte alla vittima. La difesa – rappresentata dagli avvocati Elias Vacca e Pasqualino Federici – ha invece sempre sostenuto che il giovane Garau ferì accidentalmente Cappai con un movimento all’indietro dopo essersi inchinato per recuperare il coltello (caduto dalle mani della vittima) nel tentativo di difendersi dalla sua aggressione.
Ma il chirurgo Luigi Topa, che operò Cappai, raccontò ai giudici che la punta del coltello affondò per 7 centimetri, un colpo diretto e così violento da riuscire a frantumare l’osso della spalla. Ricostruzione che sembrerebbe compatibile con una aggressione frontale.
Il medico legale Lubinu ha anche escluso che le altre due coltellate alla schiena possano essere state inflitte dal coltello che fu trovato a Cappai. La vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Onorato, ha sempre detto che la prima coltellata alla spalla arrivò per mano di Garau padre che lo aggredì mentre lui colpiva a terra suo figlio, le altre due per mano del ragazzo. Insomma sono ancora diversi i punti interrogativi in tutta questa storia che il 10 dicembre, con le discussioni di accusa e difesa, arriverà a conclusione. (na.co.)
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