Fabbri e Sant’Eligio, un’amicizia lunga cinquecento anni
All’Archivio storico suggestivo seminario dedicato al gremio Cinque secoli fa la curia gli concesse una cappella dedicata
SASSARI. Bastano pochi passi a ritroso nel tempo per capire il ruolo centrale che a Sassari hanno ricoperto i gremi nelle questioni economiche. Sullo sfondo c’è una cittadina vivace e laboriosa protetta da una possente cinta muraria e accoccolata a ridosso della chiesa cattedrale. Non solo corporazioni di mestiere, i gremi erano anche centri di potere capaci, al bisogno, di esercitare le giuste pressioni politiche.
Vicende rievocate venerdì sera, nell’archivio storico del Comune, durante il seminario dedicato a una ricorrenza importante. Sono trascorsi cinquecento anni dalla concessione della Curia turritana al gremio dei fabbri di una cappella, dedicata a Sant’Eligio, all’interno della cattedrale di San Nicola. Prima, i Fabbri celebravano i loro riti nella piccola chiesa di Sant’Eligio, Sant’Alò, il loro patrono, situata fuori della cinta muraria, poco lontano dalla chiesa di Sant’Anna, vicino a quelle che un tempo erano le antiche concerie.
L’edificio, forse perché troppo vecchio, venne poi abbandonato per la Cattedrale dove ancora oggi il gremio dei fabbri conserva il diritto di cappella. Quanto fosse importante l’attività dei fabbri nell’economia di allora lo ha ricordato anche la storica dell’arte Marisa Porcu Gaias evidenziando il fatto che nelle loro botteghe si forgiavano non solo gli attrezzi del lavoro agricolo, ma anche le armi per i soldati, due attività strategiche nel contesto della Sassari antica. Della corporazione facevano parte anche argentieri e affini che, tra le altre cose, realizzavano oggetti sacri di un certo pregio usati per l’arredo di nicchie e altari all’interno delle chiese.
Vicende testimoniate dai reperti esposti nella sala di via dell’Insinuazione, in una bella mostra, inaugurata ieri, curata Paolo Cau, direttore dell’archivio storico. L’esposizione racconta le vicende del gremio attraverso oggetti e documenti che hanno contribuito a scrivere pagine importanti. Ci sono i ferri del mestiere, quelli usati nelle antiche officine, gli indumenti dell’abbigliamento tradizionale, ancora oggi indossati durante la discesa e le ricorrenze, ma soprattutto i documenti cartacei dalla cui rilettura possono essere ricavate notizie preziose per la ricostruzione storica. Dal libro della ordinanze, per esempio, gli studiosi hanno avuto conferma che il gremio era attivo già dai primi del Cinquecento. Poi c’è il registro degli esami, quelli che gli adepti sostenevano per esercitare il mestiere, perché i gremi funzionavano un po’ come gli ordini che oggi vigilano sull’etica e la deontologia professionale.
Documenti da cui si hanno anche notizie curiose come quella di una famosa lite tra i Fabbri e l’allora arcivescovo Varesin, documentata da una procura dell’Ottocento dalla quale si apprende che i gremianti avevano chiesto la tutela di un legale per impedire alla Curia di vendere l’antica chiesetta di Sant’Eligio.
«Varesin ha agito certamente in buona fede_ ha spiegato Giancarlo Zichi, direttore dell’archivio storico diocesano _ perché un precedente decreto del 1580 attribuiva la proprietà dei vecchi edifici sacri alla Cattedrale».
Da un documento si apprende, però, di un’altra lite sorta sempre con la Curia che, nell’ambito di alcuni lavori di restauro in Duomo, nel 1689, aveva tentato di privare i Fabbri dei diritti acquisiti sulla cappella. Causa vinta a favore del gremio che ancora oggi conserva in San Nicola la cappella dedicata a Sant’Eligio. Poi ci sono i preziosi ex voto in argento, segno tangibile della devozione popolare, che venivano donati, per grazia ricevuta, ai santi o alla Madonna, dopo quella che i fedeli ritenevano l’avvenuta concessione della grazia. Durante l’affollato seminario, coordinato da Raffaella Sau, assessore alla Cultura di Palazzo ducale, don Giancarlo Zichi ha annunciato il prossimo trasferimento dell’archivio storico diocesano dai vecchi locali di Porta nuova alla palazzina del Collegium Mazzotti, edificio storico, attualmente in restauro, che sorge di fronte alla cattedrale di San Nicola.
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