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Sassari

Abbanoa: pronti 10 milioni per rifare le condotte marce a Sassari

di Luigi Soriga
Un tubo rimosso in via Principessa Jolanda
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Un tubo rimosso in via Principessa Jolanda

Ci sono 15 chilometri di reti in condizioni disastrose, ma i soldi bastano per poco meno della metà: ecco come si è arrivati a un simile disastro

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SASSARI. Altro che non capire un tubo. I tubi fanno capire moltissime cose. Quei “reperti idrologici” riemersi dall’asfalto di via Principessa Jolanda, per la prima volta hanno mostrato quanto siano devastate le arterie idriche che irrorano Sassari. Si è sempre parlato di reti colabrodo, di tubature corrose, ma nessuno avrebbe immaginato un simile marciume.

Ora a tutti è chiaro il perché dai rubinetti di casa non potrà mai uscire acqua Evian. Invece restano da capire alcune questioni: la prima è come mai si è arrivati a una simile devastazione. La seconda è cosa si sta facendo e si farà per risolverla.

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Le reti. Il primo dato importante è che a Sassari ci sono circa 15 chilometri di condotte in quelle condizioni. Hanno dai 40 ai 60 anni, e l’unico modo per renderle nuovamente efficienti è smantellarle e sostituirle. Il costo, ha dichiarato il dg di Abbanoa Sandro Murtas, si aggira a circa 2000 euro a metro. Rompere l’asfalto e ripristinare gli allacci sono operazioni molto costose. Quindi facendo un po’ di conti, per ridare nuova vita a 15 chilometri di tubature marce, occorrerebbero 30 milioni di euro.

I finanziamenti che Abbanoa può mettere in campo su Sassari ammontano esattamente a 30 milioni. Ma sono ripartiti tra il comparto depurativo, fognario e idrico. Il rifacimento delle reti appartiene solo al capitolo idrico, e le risorse disponibili sono 10 milioni di euro. Quindi per ora si potrà mettere mano solo a un terzo delle condotte malate.

Le risorse. I soldi che Abbanoa può utilizzare al momento sono questi: 3.388.710 euro per lavori di efficientamento delle reti idriche urbane e allacci alle utenze. Ai quali si aggiungono 6 milioni e mezzo derivanti dalla tariffa, e quindi dalle bollette pagate dagli utenti. Queste risorse coprono il servizio di manutenzioni ordinarie (riparazioni di perdite) e manutenzioni straordinarie (sostituzione di interi tratti di rete). Infine 6 milioni 800mila euro serviranno per il rifacimento completo dell’acquedotto di Monte Oro e del serbatoio di via Milano.

Si tratta di una condotta lunga sette chilometri, con un diametro di quasi un metro, che corre a una profondità di 4-5 metri sottoterra e che costituisce la criticità maggiore per la città dal momento che serve i quartieri di Monserrato, centro alto (da piazza Castello fino a via Duca degli Abruzzi), Cappuccini, Lu Fangazzu, parte di Luna e Sole (perimetro compreso tra via Garavetti, viale Trento, via Gorizia, via Principessa Jolanda viale San Francesco e via Gramsci), Monte alto e medio (perimetro compreso tra via Deledda, via Manzoni, via Prati, via Baldedda e via Cervi), Porcellana alta e bassa, Gioscari e Tingari. Al momento un segmento di questi sette chilometri è inutilizzato e bypassato da un’altra condotta, perché le perdite e i cali di pressione erano insostenibili.

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Le cause. Cinquant’anni sulle spalle sono tanti, ma non giustificano una simile devastazioni delle reti idriche. Il primo problema riguarda i materiali scadenti: ghisa grigia e senza protezione. E qui la scelta si deve alle amministrazioni comunali, che prima dell’avvento di Abbanoa gestivano il servizio idrico al risparmio. Dopodiché i controlli all’uscita dai potabilizzatori erano tutt’altro che rigorosi, e chissà quante schifezze in questi decenni sono finite dentro le reti, rosichciandole centimetro dopo centimetro.

Poi c’è il discorso pulizia e manutenzione delle reti. E qui la responsabilità è certamente dei Comuni, ma anche Abbanoa non spunta fuori l’altro ieri. La sua gestione risale a dieci anni fa, e quindi il tempo per intervenire c’era sicuramente. Anche perché ci sono milioni di finanziamenti vecchi di 10 anni ancora fermi, sia per intoppi burocratici ma anche per mancanza di progettazione da parte del gestore idrico.

Il direttore generale, sul caso di Sassari, ha parlato anche di difficoltà negli interventi perché i tecnici ignorano cosa ci sia nel sottosuolo. In pratica Abbanoa non dispone di una mappatura delle reti idriche. Però il Comune sostiene il contrario, e cioè che la mappa esiste eccome, che è stata eseguita in maniera precisa e che la stessa Siinos, la società poi confluita in Abbanoa, disponeva della documentazione. Quindi queste mappe e queste conoscenze evidentemente sono andate perse nella fusione, e questo ha certamente comportato molte inefficienze e ritardi nelle riparazioni. I tecnici erano spesso costretti ad andare a naso, senza sapere dove mettere le mani.

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