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Sassari

San Pietro di Sorres, in mostra le opere degli allievi dell'Accademia "Sironi"

San Pietro di Sorres, in mostra le opere degli allievi dell'Accademia "Sironi"

L'esposizione, dal titolo "SIMBOLICAmente", sarà inaugurata domenica 20 dicembre e durerà sino alla fine del mese

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SASSARI. "SIMBOLICAmente" è il titolo della mostra d'arte contemporanea organizzata dall'associazione culturale "Sinopis" che si terrà nel museo della Cattedrale di San Pietro di Sorres, Borutta, dal 20 al 31 dicembre, con le opere degli allievi dei professori Eclario Barone, Sergio Miali e Giovanni Sanna della scuola di Decorazione e della scuola di Pittura dell'accademia di Belle Arti "Mario Sironi".  Esporranno i loro lavori Giuliana Addis, Margherita Artudi, Antonio Crobu, Ignazio Cuga, Giulia Fadda, Sergio Manconi, Elena Muresu, Claudia Pazzona, Elena Pitzorno. L'inaugurazione è fissata per domenica 20 alle 18,30. Orari: lunedì - mercoledì - venerdì dalle 10 alle 13, martedì - giovedì dalle 14,30 alle 17, sabato e domenica dalle 8 alle 13 e dalle 14,30 alle 17.

«Schemi geometrici, bicromia, luce e penombra si amalgamano nelle opere presenti in questa esposizione, “SIMBOLICAmente”, un titolo che vuole rimandare al contenuto simbolico che governa le forme architettoniche e figurative che compongono e rendono peculiare la chiesa di San Pietro di Sorres nel panorama sardo e italiano - si legge nel testo di presentazione scritto dallo storico Alessandro Ponzeletti -. Simbolicamente è ospitata tra i reperti del museo dell’ex-cattedrale di San Pietro di Sorres: autori e autrici, studenti e studentesse dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”, hanno osservato e approfondito il sito di Sorres, la sua storia e la sua peculiare estetica grazie ad un corso seminariale tenutosi nell’anno accademico 2014-2015 per volontà delle Scuole di Pittura e Decorazione interne all’Accademia».

«Le opere raccontano, interpretano, reinventano sensazioni e fatti storici, decorazioni e simbolismi, trovano richiami ed echi dal lontano passato preistorico e protostorico ma lanciano anche messaggi al futuro prossimo e lontano - continua Ponzeletti -. Luci e colori, forme e proporzioni dialogano trovando espressione nella pittura o nell’installazione, interpretazioni personali offerte al pubblico che ha curiosità di rileggere sotto nuove chiavi una presenza importante come Sorres e insieme con essa un bellissimo territorio, il Meilogu, su cui si concentrano, sovrapponendosi nei secoli, nei millenni, molteplici culture e tanti periodi storici, tutti all’insegna della continuità della presenza umana, presenza di generazioni e generazioni di donne e uomini che hanno lasciato traccia nei luoghi e nelle strutture. Se le voci di tutti loro si sono perse nel tempo, restano le pietre e i reperti a testimoniarci la loro quotidianità, oggetti un tempo di uso comune, giornaliero, o frammenti di strutture dove abitarono, dove lavorarono, dove pregarono: il Museo è l’arca che porta tutti questi ricordi ed ad essi ora si assommano le opere esposte, creando un dialogo ricco di suggestioni e spunti di riflessione».

«L’arte si crea dal gesto e i frammenti lapidei di quello che un tempo fu il palazzo di residenza vescovile ora, durante il periodo della mostra, sono spunto per studenti e studentesse per tracciare veloci schizzi, fermare su carta con il lapis il minuzioso lavoro di lontani e sconosciuti scalpellini medievali - conclude lo storico -. Si conosce il nome del maestro che probabilmente apprestò il progetto della Sorres che oggi noi ammiriamo e che sovrintese i lavori, il “magister Marianus” ricordato nella pietra a sinistra formante con altre la soglia dell’ingresso principale. Quel maestro Mariano rivive anche nella gestualità degli schizzi ora gettati di fresco da giovani artisti riproducenti i resti materiali di un passato lontano e nobile, regolato dalle proporzioni e capace di leggere la realtà su più registri, creando codici e simboli che comunicavano a chi era preparato contenuti e richiami biblici e cristologici Mariano e altri come lui, ecclesiastici e laici che ebbero menti preparate, aperte, raffinate, che si vuole ricordare (ed anche ringraziare per ciò che hanno potuto creare e lasciarci materialmente) in questa esposizione».

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