La Nuova Sardegna

Sassari

Donati gli organi del sedicenne di Sorso morto dopo un incidente in moto

di Gianni Bazzoni
Nicola Manghina, il 16enne di Sorso morto in un incidente in moto
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Nicola Manghina, il 16enne di Sorso morto in un incidente in moto

Nicola Manghina, che frequentava l'istituto nautico di Porto Torres, è rimasto in coma per nove giorni. L'espianto concluso all'alba di martedì 15

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SASSARI. Certe volte le storie della vita cominciano dalla fine. Dalla vita che si allontana. Anzi da tante vite, quelle salvate come solo gli eroi sanno fare, quelle vicende che si possono vedere nei film, nei racconti dei personaggi diventati l’idolo dei ragazzi. Ma la storia di Nicola Manghina, 16 anni, studente di Sorso, è così reale che spinge a fissare nella mente per sempre quel suo sorriso che teneva in allegria una compagnia intera.

“Nico”, o magari “Manghi”, come lo chiamavano gli amici, ha avuto un incidente in moto nove giorni fa, è caduto e ha battuto la testa. É stato proiettato in un buio che non ha lasciato speranza e ieri - poco dopo le 13 - i medici hanno dichiarato la morte cerebrale. Un passo prima dell’ultima svolta, del saluto che ha il sapore triste dell’addio. Ma Nicola non se n’è andato senza volgere lo sguardo agli altri, se nasci generoso resti così per sempre.

Se n’è uscito alla sua maniera, e i suoi genitori hanno interpretato senza esitazione le speranze di quel ragazzino dalla faccia pulita: hanno autorizzato il prelievo degli organi che è avvenuto nel corso della notte tra ieri e oggi, martedì 15. Così si va oltre il ricordo di chi lo ha conosciuto, si torna nella vita delle persone che continueranno ad andare avanti perché “Manghi” è diventato parte di loro.

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Il prelievo multiorgano è cominciato in piena notte al «Santissima Annunziata», quando tutte le procedure previste dal protocollo sono state portate a compimento dai sanitari e il Centro nazionale trapianti ha fornito le ultime indicazioni.

I risultati degli esami hanno confermato che quello scricciolo aveva un grande cuore che continuerà a battere, e se è vero che il dolore dei genitori e degli amici è devastante, forse anche solo sapere che “Nico” non si è fermato per sempre su quel lettino della Rianimazione può aiutare a immaginarlo così come era.

Forte, coraggioso e sincero, Nicola era un ragazzino che non si prestava a interpretazioni. Era così, solare - come si dice - e chi non l’ha capito ha sbagliato quando ha preso provvedimenti che non hanno tenuto conto della sua specialità. Decine di testimonianze ieri, una dopo l’altra. Per un semplice saluto a “Manghi”, dopo avere atteso che la sua lotta portasse un altro risultato, un finale diverso da quello della morte che spinge tutti indietro.

A scuola, all’istituto Nautico Paglietti di Porto Torres lo conoscevano tutti. Sembra quasi impossibile, ma si fa fatica a trovare qualcuno che non lo avesse incontrato almeno una volta. Anche il preside conosceva Nicola, e non è scontato che il dirigente scolastico nuovo abbia ben presente uno studente del primo anno. Il fatto è che il buon “Manghi” si era presentato in presidenza - appena arrivato - per pre

sentarsi e dare il benvenuto. Sorriso contagioso, gli aveva stretto la mano: «Io sono Nicola signor preside...». E in questi giorni di combattimento, dirigente scolastico, docenti e ragazzi sono andati più volte in ospedale per stare vicini ai genitori di quel compagno di scuola. Un modo semplice per provare a lottare insieme a quel piccolo pescatore che al Nautico c’è andato perché amava il mare, la pesca e tutto quello che c’è sott’acqua.

Gli hanno voluto bene, gli vogliono ancora bene. Quell’incidente ha rotto le fantasie sulle quali i ragazzi costruiscono la vita e immaginano quella degli altri. Sulla dinamica di quella tragedia ci sono ancora cose da chiarire. Nicola ha perso il controllo della sua Aprilia Sx avuta in regalo da circa due mesi, è caduto e ha battuto la testa. In via Colombo una buca, al buio, una trappola difficile da prevedere. Ci sarà da capire.

Il medico del 118 era riuscito a fare ripartire il cuore di “Manghi” ma il ragazzino non ha più ripreso conoscenza. E ieri il piccolo guerriero ha intrapreso un nuovo viaggio, una rotta diversa che lascia senza parole. Si possono usare quelle di Giovanni, suo fedele “fratello”: «Mi manca la tua voce, il tuo modo di essere, mi manca già tutto. Grazie Manghi...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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