Tutti uniti contro la violenza di genere
Firmato uno storico protocollo operativo tra 15 enti e associazioni. Al centro c’è Aurora: in 15 anni ha seguito 1500 casi
SASSARI. Quindici enti coinvolti, un protocollo operativo che porta il Sassarese ai massimi standard nazionali, facendogli compiere un decisivo passo in avanti contro la violenza di genere. E aprendo una porta che, passando attraverso uno gli enti e le associazioni che ogni giorno combattono un pezzo della stessa battaglia, porta dentro un unico sistema, un insieme di regole e atti codificati. Uno strumento in grado di poter far emergere quella parte del fenomeno, ancora sommerso, che vede le donne vittime di violenza.
Il protocollo. A codificarlo ieri mattina la sigla del protocollo operativo interistituzionale, proposto e coordinato dal Comune, a cui hanno preso parte la prefettura, il tribunale ordinario, la procura della repubblica, il tribunale per i minori e la procura della repubblica presso il tribunale per i minorenni, il consiglio dell'ordine degli avvocati, l'azienda sanitaria locale, la questura, il comando provinciale dei carabinieri e quello della polizia municipale, la commissione Pari Opportunità del Comune, il consiglio direttivo dell'ordine dei medici, il Cam (centro di ascolto uomini maltrattanti), l'associazione confcooperative Sassari-Olbia e l'associazione sportiva "Progetto sport".
Il fenomeno. «Un fenomeno quella della violenza contro le donne - ha detto il sindaco Nicola Sanna in apertura - presente come in tante alte realtà. Rispetto agli altri però, noi abbiamo una rete, una presenza che altrove non è così diffiusa. A Sassari infatti sono presenti attività e volontari dai quali è nato l'impegno del progetto Aurora, che ci ha consentito di essere un presidio fondamentale e di costruire una rete che, grazie al nostro settore dei Servizi sociali, oggi si è consolidata con questo protocollo».
Autora. Un progetto all’avanguardia, che ha compiuto 15 anni. A raccontarlo Agostino Loriga dell'associazione Andalas de Amistade che, per conto del Comune, gestisce il progetto assieme alla casa protetta e al progetto minori vittime di violenza assistita.
«Da quando Aurora ha cominciato a muovere i primi passi a oggi, che è diventata una «adolescente consapevole«, sono stati 1421 i casi trattati – spiega –. Nel 2015 il centro ha accolto 162 persone maltrattate, sono state 140 le consulenze psicologiche. Sempre quest'anno, la casa protetta ha ospitato 17 donne e 21 bambini vittime di violenza assistita. Un ruolo da spettatori che finisce per trasformarli in futuri carnefici o vittime, e comunque mina il loro sviluppo sociale, emotivo».
Emersione. Negli ultimi tre anni il numero delle donne seguite dal progetto Aurora è aumento, passando da 126 del 2013, alle 138 del 2014 e alle 162 attuali, mostrando non tanto forse un aumento del fenomeno della violenza quanto una emersione del fenomeno e una maggiore consapevolezza da parte delle donne.
I numeri raccolti dal progetto Aurora negli ultimi 3 mesi parlano di un costante aumento di richieste di aiuto da parte di donne vittime di violenza intrafamiliare, compiuta prevalentemente da partner ed ex partner: 31 nuovi casi, 2 segnalazioni di vittime che anche in passato avevano chiesto aiuto, 23 nuove consulenze, oltre alle 15 donne che già da tempo sono in carico al centro antiviolenza. Una violenza che non conosce ceto sociale, colore di pelle, età o ricchezza. Nessun nuovo caso di autori di violenza sconosciuti alla vittima, mentre 27 sono membri della famiglia, per lo più partner (23 casi) e italiani (soltanto 3 casi di stranieri).
La rete. Tante sono anche le attività integrative non soltanto per le vittime di violenza, ma anche per i bambini ospitati nella casa protetta. Sono ad esempio stati avviati i progetti di pet terapy, nuoto baby e ludo lettura. Da più di un anno è stato attivato inoltre uno Sportello Antistalking. E il Cam (centro di ascolto uomini maltrattanti) che ha in carico 15 “violenti”
Il sistema. Che il protocollo siglato ieri rappresenti un momento fondamentale lo ha detto anche l'assessora alle Politiche sociali Monica Spanedda. «Ritengo che possa essere necessario al lavoro di tutti gli enti che hanno firmato questo atto unire i dati a disposizone per un'analisi più puntuale. Potrebbe essere utile realizzare un foglio informativo condiviso che illustri alla donna il percorso che le consenta di accedere, passo passo, agli aiuto di cui potrebbe aver bisogno».
Il tavolo. Fondamentale sarà il Tavolo permanente, previsto dal protocollo, che servirà a sviluppare la conoscenza reciproca tra i soggetti firmatari e la rete dei servizi, migliorare le metodologie d'interazione, condividere informazioni rispetto ai propri servizi e procedure d'accesso con gli altri aderenti al protocollo, individuare le criticità del territorio e le priorità verso le quali gli aderenti al protocollo dovrebbero intervenire studiando le possibili soluzioni operative e garantire l'osservanza della metodologia operativa e delle attività previste nel protocollo.
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