Tentato omicidio, condannati i due Garau
Accoltellarono un operaio al Monte, inflitti 5 anni e 9 mesi al padre e 4 e 9 al figlio. Il pm ne aveva chiesto 8 per entrambi
SASSARI. Concesse le attenuanti generiche, sono stati condannati rispettivamente a cinque anni e nove mesi e a quattro anni e nove mesi Salvatore e Antonio Garau, padre e figlio accusati del tentato omicidio dell’operaio sassarese Christian Cappai. Per i due imputati anche la condanna al risarcimento della parte civile e l’interdizione dai pubblici uffici (perpetua per il ragazzo e per 5 anni per il padre). Il pubblico ministero Carlo Scalas aveva chiesto otto anni per ciascuno. Sono stati inoltre trasmessi gli atti al pm per accertare l’eventuale ipotesi di falsa testimonianza a carico di un teste del processo.
Cappai, 40 anni, lo scorso marzo rimase ferito nel quartiere di Monte Rosello e padre e figlio erano accusati di averlo colpito con alcune coltellate nella scalinata tra via Farina e via Ogliastra. L’operaio rischiò la vita perché il coltello gli perforò un polmone. Dall’attività investigativa svolta dai carabinieri era emerso che i due Garau si fossero presentati armati di coltello a un incontro con la vittima per chiarire vecchie storie. In una delle ultime udienze, il medico Francesco Lubinu aveva spiegato che le lesioni riportate da Cappai erano talmente gravi che avrebbero potuto ucciderlo. Soprattutto quelle provocate dalle due coltellate che interessarono il “quadrante retrostante il cuore”. I quesiti del giudice Salvatore Marinaro al medico legale erano finalizzati anche a capire quale, tra le due versioni fornite sulla dinamica dell’aggressione, potesse essere la più plausibile. Lubinu nella sua relazione aveva chiarito che la coltellata nella parte anteriore della spalla verosimilmente era stata inferta da una persona che si trovava di fronte alla vittima. La difesa – rappresentata dagli avvocati Elias Vacca e Pasqualino Federici – aveva invece sempre sostenuto che il giovane Garau avesse ferito accidentalmente Cappai con un movimento all’indietro dopo essersi inchinato per recuperare il coltello (caduto dalle mani della vittima) nel tentativo di difendersi dalla sua aggressione. Ma il chirurgo Luigi Topa, che operò Cappai, raccontò ai giudici che la punta del coltello affondò per 7 centimetri, un colpo diretto e così violento da riuscire a frantumare l’osso della spalla. Ricostruzione compatibile con una aggressione frontale. Il medico legale Lubinu aveva anche escluso che le altre due coltellate alla schiena potessero essere state inflitte dal coltello che fu trovato a Cappai.
La vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Onorato, ha sempre detto che la prima coltellata alla spalla arrivò per mano di Garau padre che lo aggredì mentre lui colpiva a terra suo figlio, le altre due per mano del ragazzo. Tesi che il giudice ha condiviso.
«Aspettiamo le motivazioni della sentenza – è stato il commento del difensore Elias Vacca – Crediamo fermamente che Antonio Garau sia estraneo. Così come siamo convinti che da parte del figlio Salvatore non ci sia stato alcun agguato alla vittima ma che, semplicemente, si sia ritrovato in quella situazione senza volerlo».
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