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Sassari

Le terme dell’antica Iulia Turris Libisonis

Le terme dell’antica Iulia Turris Libisonis

Gli scavi archeologici di fronte al porto continuano a riportare in luce le vestigia di epoca romana

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SASSARI. Doveva essere una sorta di Sharm el Sheik l'antica colonia Iulia Turris Libisonis, con un lungomare caratterizzato da una straordinaria profusione di edifici termali, strutture di grande pregio e bellezza paesaggistica impressionante.

Se queste terme avessero destinazione pubblica o privata, al momento non è dato sapere. Pur dovendo far fronte ad un'autentica devastazione avvenuta in tempi moderni, forse il mistero sarà chiarito dalla prosecuzione delle indagini archeologiche nell'area ex Tranship ed ex Navalmeccanica in cui si lavora alacremente per realizzare la strada tra i moli di ponente e levante.

Gli scavi, condotti dall'azienda Archeo Restauri di Napoli sotto la direzione scientifica di Gabriella Gasperetti e con l'assistenza delle due archeologhe Daniela Deriu e Antonella Pandolfi coadiuvate dal rilevatore Franco Usai, stanno procedendo in tre aree d'intervento: sotto la gradonata di collegamento tra la banchina del porto e la stazione marittima; nel terrapieno più prossimo all'ingresso del porto e dietro il capannone della Soprintendenza, l'area più ad ovest. In queste ultime due «non ci si aspettava così tanto. In tutti e tre i settori sono emersi ambienti di uso termale, se siano privati o pubblici non lo possiamo ancora definire» spiega Gabriella Gasperetti che prosegue: «Gli edifici appartengono a varie età della colonia romana. Quelli più ad ovest, dietro il nostro capannone, sono della prima fase di vita di Turris perchè i rivestimenti dei pavimenti sono in opera signina con inserti di tessere di mosaico e sono i più antichi».

Lì si evidenziano resti di ambienti, canalizzazioni e strutture di cui non si conosce ancora la dimensione in elevato in quanto danneggiati in passato: con questo lavoro si potranno verificare e ricollocare nella mappa di Turris Libisonis. L'area più prossima all'ingresso del porto presenta invece una probabile vasca rivestita in malta idraulica e grossi lacerti di mosaico con disegno geometrico ma molto lacunosi: «La tessitura non si conosce, non si sa se siano disegni noti o nuovi" afferma Gabriella Gasperetti che spiega come sia questi ultimi che quelli presenti sotto la gradonata siano databili alla media età imperiale. «I mosaici hanno una patina di calcare molto dura che dovrà essere rimossa con ogni cautela perchè il rischio è di perdere le tessere - chiosa l'archeologa -. Questa operazione verrà effettuata in tempi brevi con la nostra direzione e poi con le risorse messe in campo dall'Autorità portuale perchè la gradonata è stata costruita apposta per valorizzare le strutture e i pavimenti musivi che sono molto belli, con disegno geometrico e realizzati con tessere di vario colore». Emanuele Fancellu

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