Palte fosfatiche, nuovi sequestri del Noe
Prosegue l’inchiesta per l’inquinamento dell’area Syndial nell’ex Petrolchimico di Porto Torres
SASSARI. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari hanno sequestrato 46 “bulk” (cisterne speciali utilizzate per raccolta di fluidi contaminati) e numerosi “big bag” (sacconi per usi industriali) che si trovavano in un capannone nell’area delle cosiddette palte fosfatiche di Syndial, nell’ex Petrolchimico di Porto Torres.
L’attività è stata svolta su delega del sostituto procuratore della Repubblica Mario Leo, titolare dell’inchiesta - seguita direttamente anche dal procuratore capo reggente Paolo Piras - che la scorsa estate ha portato al sequestro dell’area per la presenza di rifiuti considerati radioattivi.
Si tratta di una delle zone (denominata C) dello stabilimento del gruppo Eni inserita nel programma delle bonifiche ambientali e dove Syndial ha cominciato ad effettuare una serie di interventi, a cominciare del “capping” (la copertura del sito inquinato per evitare ulteriori contaminazioni e per la messa in sicurezza). Il pm ha anche nominato due consulanti: si tratta dell’ingegner Paolo Rabbiti (conosciuto a livello nazionale e autore di libri come “Ecoballe” e “Diossina la verità nascosta”) e del geologo cagliaritano Giulio Pisu. Spetterà a loro dare risposte ai quesiti, specie dopo l’esame dei materiali oggetto dell’ultimo sequestro eseguito nell’area delle palte fosfatiche dismessa ormai da oltre trent’anni. L’obiettivo primario è quello di stabilire se sono presenti ancora sostanze radioattive (si tratta di residui di lavorazione delle fosforiti) e se esistono pericoli per la salute pubblica.
Secondo quanto accertato dal Noe, i liquidi stivati dentro i “bulk” proverrebbero dalle lagune che si erano formate con le piogge, mescolando acqua e rifiuti radioattivi. Le altre attività riguardano la caratterizzazione dei rifiuti (che secondo Syndial sarebbero non pericolosi) e le verifiche sui codici Cer - Catalogo europeo dei rifiuti, in vigore dal 2002 - per valutare l’effettiva corrispondenza. I reati ipotizzati al momento sono: disastro ambientale, imbrattamento del suolo e gestione di discarica non autorizzata con pericolo per l’incolumità pubblica.
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