IL CASO» FESTA MULTIRELIGIOSA
SASSARI. Quando si mette a raccontare del suo ultimo Natale passato in famiglia, Sabbath, 16 anni, salvato da una nave militare mentre il 18 ottobre scorso tentava di attraversare il Mediterraneo a...
SASSARI. Quando si mette a raccontare del suo ultimo Natale passato in famiglia, Sabbath, 16 anni, salvato da una nave militare mentre il 18 ottobre scorso tentava di attraversare il Mediterraneo a bordo di un gommone, cambia improvvisamente espressione. I suoi grandi occhi neri luccicano e nel suo viso da bambino cresciuto troppo in fretta si accende una luce speciale. «È stato due anni fa, in Nigeria e c’era anche mia mamma», ricorda con un sospiro. Tra gli altri ragazzi ospiti del centro accoglienza per migranti di via Solari cala il silenzio. Qualcuno ha il nodo alla gola. E invece lui, Sabbath, spiazza tutti con una grande risata. «Il Natale nel mio villaggio è un momento meraviglioso - continua -, ci sono feste dappertutto , nelle case si cucina riso, pollo e naturalmente facciamo l’albero». Un albero un po’ diverso rispetto a quello realizzato domenica scorsa dai suoi 33 compagni di avventura (21 dei quali minorenni) che chiedono protezione all’Europa soggiornando all’interno di una struttura del Pime, il Pontificio istituto missioni estere. «Beh, forse non sarà perfettamente addobbato – spiega Pierpaolo Cermelli, che insieme a Fabiana Denurra gestisce il centro di Latte Dolce e altri due tra Sassari e Porto Torres -, ma questo ha un significato molto particolare, non fosse altro perché lo hanno realizzato insieme ragazzi cristiani e musulmani. E utilizzando ramoscelli e altri materiali di fortuna».
Un commovente monumento a quella pace interreligiosa che di sicuro alberga nei centri profughi allestiti dalla cooperativa Sdp, dove tutti hanno festeggiato il Natale senza stare affatto a badare alla propria fede. Esattamente come si fa in Gambia, come racconta Diallo, 15 anni, anche lui salvato in mare due mesi fa. «Da noi le feste sono feste - dice - e nessuno si mette problemi di confessione: i musulmani celebrano il Natale senza brindare con alcolici, e i cristiani celebrano il Ramadan senza digiunare. Ma tutti preghiamo insieme, perché in fondo vogliamo la stessa cosa».
Belle parole che inteneriscono anche Shaila Rizzo, una delle collaboratrici del centro accoglienza, la quale per la cena del 24 e per il pranzo del 25 ha fatto trovare ai giovanissimi africani che alloggiano nel centro del Pime anche il panettone, le patatine, i salatini oltre che tante bottiglie di aranciata e coca cola. E tanto affetto.
Ma se si parla di Natale si parla anche di regali. Nei centri accoglienza per migranti, tuttavia, nessuno pensa troppo alle cose materiali, essere vivi è già il dono più bello che si possa desiderare. Eppure con il prossimo hanno dovrebbe arrivare anche una sorpresa. I responsabili della cooperativa Sdp hanno deciso infatti di sfruttare al meglio i 18mila metri quadrati di terreno che rientrano nella proprietà del Pime. E con un accordo già siglato con l’Istituto tecnico agrario e con il Comune presto verrà portato avanti il progetto “Orto sociale”. In pratica i ragazzi passeranno il tempo a imparare a fare gli agricoltori e una parte della produzione verrà devoluta alle famiglie indigenti d Santa Maria di Pisa.
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