Sassari, l'altro Natale: le notti di Mike il clochard
Jean Marie Müller racconta la sua vita e il dono speciale dei Guardian Angels
SASSARI. I clochard hanno questa grande dote: trovano comunque il modo per stupirti. Sarà quel loro stare fuori dalle righe, l’abitudine a calpestare una strada scelta. Sono sempre capaci di sparigliare, di affacciarsi nell’inatteso.
Jean Marie Müller è il veterano dei clochard sassaresi, con trent’anni di esistenza a cielo aperto. Tutti lo conoscono come “Il Francese”, o più confidenzialmente Mike. Eppure, anche se Francese, la parola clochard non lo entusiasma affatto: è come sostituire la sua divisa di strada con un doppiopetto. Quindi aggrotta le sopracciglia e puntualizza: «Clochard...? Vorrai dire barbone. Mica mi offendo. Guarda che barba lunga che ho». Ecco, per il Francese questo è stato un Natale diverso. «E che differenza c’è tra il 25 dicembre, il 26 o il 27? Il calendario mica mi condiziona la vita», spiega. Eppure questo, nel suo piccolo, in qualche modo è un Natale particolare. Perché se viene esaudito il tuo più grande desiderio, diventa una data da circoletto rosso. E Mike il Francese, da buon clochard duro e puro, anche nella sua lista dei desideri riesce a stupire. Se gli chiedi: «Dai, veramente, cosa vorresti come regalo? Cosa ti piacerebbe proprio ricevere?». Uno immaginerebbe una serie di risposte tipo un bel letto dove dormire comodo, oppure un televisore, o una casa confortevole, insomma qualcosa che renda la vita un po' più in discesa. Ecco, nulla è più lontano dai suoi desideri. «La mia vita mi piace così com’è - dice - e mai e poi mai ritornerei indietro. Ho avuto la mia vita normale: una moglie, un figlio, una casa e un lavoro. Ma è un capitolo chiuso 35 anni fa e non mi manca neanche un po’-. Spero che mia moglie e mio figlio siano felici, io non so nulla di loro. Mentre al mio ex datore di lavoro non auguro altrettanto. Facevo il ruspista, lavoravo tutto il giorno e quello si arricchiva col mio sudore. Mai e poi mai nella mia vita starò alle dipendenze e prenderò ordini da qualcuno. Questo è il mio grande privilegio». In fondo, a sentire il Francese, non gli manca nulla. «Mi piace Sassari: non è né grande e nè piccola, la gente è ospitale e gli sbirri non rompono mai le scatole. Anzi, sono simpatici».
Ha un tetto sotto il quale dormire, un container abbandonato che lui ha arredato così: niente letto, «perché i materassi mi fanno venire il mal di schiena». Coperte dappertutto: rendono più caldo l'ambiente. «Anche se uno come me, cresciuto al confine tra Francia e Germania, dove la notte il termometro scende a -23 non ha paura del freddo». Una collezione di fumetti: Zagor, Tex, e anche qualche quotidiano. «Bisogna tenersi informati, sapere come va il mondo». Una radio a batterie, «perché la televisione mi annoia». Poi un esercito di bottiglie di birra e vino vuote: «Erano piene d’acqua - dice ridendo sotto i baffi - cosa pensate? Io sono un grande bevitore di acqua di Tempio. Me la portano ogni giorno. E poi conservo le bottiglie per metterci il sugo». E infine, serafica come un soprammobile c'è la sua vera compagna di vita, una cagnetta che lo segue da 15 anni. «Si chiama Shisha, che è una pipa usata per fumare l’erba. Nome più bello non potevo darle». E in effetti, dal suo punto di vista, a Mike il Francese non manca nulla. E per rispondere a quei babbo natale vestiti di rosso, senza barba e renne, che vanno a zonzo su una vecchia auto alla ricerca degli invisibili, ci deve pensare un paio di secondi.
«Cosa vorrei per Natale? Un formaggio francese, un buon camembert, e una bottiglia di champagne». Pier Paolo Pintus sorride, si aggiusta il suo basco da Guardian Angels, gli stringe la mano e promette: «Domani pomeriggio ti trovo qui? Avrai i tuoi regali». Ed è una promessa che non puoi tradire, perché vale un’amicizia e una fiducia. Un po’ come succede con i bambini: puoi ricoprirli di premure, ma una delusione non se la scordano più. E infatti alle 16.30 i Guardian Angels bussano alla residenza Müller. Il padrone di casa li accoglie con un sorriso grande così, mentre Shisha concede 3 movimenti di coda. Gli consegnano il formaggio, e lui lo annusa inebriato: «Ahhhh, quanto tempo! Grazie mille! Hai visto Shisha? Un pezzo a me e uno a te!». Pier Paolo Pintus alza il sopracciglio: «Oh, non vorrai dividere il formaggio francese con il cane?». E lui: «Hai ragione: mi dispiace Shisha, due pezzi a me e uno a te». Poi, fingendosi serio ma con l'aria sorniona: «Piuttosto, mi sembra che qui manchi qualcosa...». Il Francese ha 65 anni ma ottima memoria. «E chi ti frega a te - risponde Pier Paolo Pintus -. Per lo champagne ci vediamo a capodanno. Porto due bicchieri e brindiamo insieme».
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