Sassari, il poeta di Ittiri morto in ospedale: nuove indagini
Il decesso di Francesco Casu il 7 marzo 2013: il gip dispone l’archiviazione per tre medici ma restituisce gli atti al pm. «Servono altri accertamenti»
SASSARI. Per il giudice Antonello Spanu i tre medici indagati non sono responsabili della morte, avvenuta a marzo del 2013, del 63enne Francesco Casu e quindi il procedimento a loro carico va archiviato, così come aveva chiesto lo stesso pubblico ministero Gianni Caria.
Ma nello stesso tempo il gip ha rilevato l’esistenza di «indizi del reato di omicidio colposo nei confronti del personale sanitario – ad oggi non identificato – che ebbe in cura Casu in un arco temporale (tra le 15 e le 18 ndc) in cui i segni dell’evento critico infarto iniziavano a manifestarsi, essendo necessario valutare se tali sintomi siano stati sottovalutati o addirittura ignorati, con ciò ritardando la possibilità di un celere intervento potenzialmente salvifico». E per questo motivo il giudice ha restituito gli atti al pm Caria che ora avvierà ulteriori indagini.
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Il poeta Casu, conosciuto col nome d’arte di “Ettore Franco”, era morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civile di Sassari il 7 marzo del 2013. I familiari, assistiti dall’avvocato Stefano Porcu, avevano presentato un esposto in Procura ritenendo che potessero esserci delle responsabilità da parte dei medici che avevano preso in cura il loro caro nel precedente ricovero alle Cliniche universitarie.
Tre medici dell’Unità operativa di Medicina generale erano finiti nel registro degli indagati: Rinaldo Tedde (che nel frattempo è morto), Giovanni Casu, specializzando di 30 anni, e Giulia Meloni di 59, tutti difesi dall’avvocato Ettore Licheri.
In sede di incidente probatorio era stata affidata una perizia all’ordinario di Medicina legale Ernesto D’Aloja, che ha integrato la consulenza tecnica di parte già depositata dall’avvocato Porcu. L’esame ha accertato che a causare la morte del paziente fu uno «scompenso cardiaco acuto conseguente ad infarto acuto del miocardio dovuto a un grave quadro di coronaropatia ateromasica diffusa».
Ma i tre medici indagati non avevano responsabilità: Tedde e Casu perché quando l’infarto era in atto non erano in servizio e successivamente rispettarono alla perfezione il protocollo. Mentre la cardiologa Meloni era stata chiamata ore dopo per una consulenza cardiologica urgente e la stessa aveva disposto l’immediato trasferimento del poeta ittirese in Terapia intensiva. Quindi la sua condotta fu impeccabile.
Altrettanto invece non si può dire, secondo il gip, del personale medico che ebbe modo di visitare il paziente tra le 15 e le 18 di quel giorno. Da qui la necessità di indagare.
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