La Nuova Sardegna

Sassari

Affonda il sogno della piscina

di Gavino Masia
Affonda il sogno della piscina

Il Comune risolve per gravi inadempienze il contratto con la Oleandro dopo 11 anni di battaglie

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PORTO TORRES. Il sogno della piscina comunale che doveva sorgere nel quartiere Oleandro è definitivamente tramontato dopo il provvedimento del Comune – firmato dal responsabile dell’ufficio legale Fabrizio Bionda e dal dirigente dell’Area tecnica Claudio Vinci – che ha dichiarato risolto di diritto il contratto di concessione (costruzione e gestione) per inadempienza.

La mancata realizzazione dell’impianto natatorio e degli altri impianti sportivi da parte della società Oleandro sas, a distanza di circa 11 anni dalla stipulazione del contratto di concessione e dal rilascio del titolo edilizio, costituisce infatti grave inadempimento di importanza rilevante, in quanto ha comportato la mancata acquisizione delle opere sottratte alla disponibilità della collettività. L’amministrazione rientrerà in possesso delle aree comunali il 21 dicembre 2016, alla presenza della società concessionaria, e nel frattempo ha invitato la stessa Oleandro a rimuovere le opere già realizzate e a ripristinare la stato dei luoghi entro la stessa data. In caso di mancata rimozione delle opere, comunque, il Comune si riserva di rimuoverle d’ufficio con spese a carico della Oleandro sas.

La piscina è una delle opere pubbliche incompiute dove si è finalmente scritta la parola fine dopo il contenzioso in atto da tanti anni tra chi curava i beni residui della società Oleandro e l’amministrazione comunale che chiedeva la restituzione dell’area destinata a standard. Doveva nascere una piscina privata e degli altri impianti sportivi da gestire in forma privata per 40 anni – centro fitness e ricreativo post traumi, campetto polivalente all’aperto, servizi igienici, docce, parcheggi e spazi verdi –, fino all’ammortamento dei capitali investiti, ma dal 2004 ad oggi esiste invece un rudere degradato dalle presenze di rifiuti di vario genere, erbacce e topi su cui i residenti hanno protestato costantemente verso il Comune. Eppure la piscina all’interno di un comune rappresenta un aspetto fondamentale come servizio al cittadino – soprattutto se l’indirizzo dell’impianto contempla gli aspetti sportivo-sociale e sociosanitario – e una cittadina come Porto Torres, con un rapporto profondo con il mare, non ne può fare a meno.

«Seppur solo da 2006 a Porto Torres è possibile frequentare attività natatorie – ricorda l’istruttore Fin Danilo Russu -, per parecchi anni i cittadini turritani hanno frequentato le piscine di Sassari, a dimostrazione che l’esigenza di una struttura nel Comune era giustificata oltre che richiesta: una popolazione di 23 mila abitanti giustifica sicuramente l’esistenza di una piscina, basti pensare che nel nord Sardegna paesi più piccoli vantano tra le proprie strutture sportive proprio la piscina, e non sto parlando di comuni popolosi». Ad oggi la piscina privata Libyssonis ha una tipologia di utenza vasta con frequenza annuale di circa 700/800 utenti all’anno più gli alunni delle scuole primarie, circa 400 all’anno. Numeri importanti che confermano la necessità di un impianto natatorio pubblico.

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