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Sassari

La Sacra Famiglia di Gorini torna a casa

La Sacra Famiglia di Gorini torna a casa

Cargeghe, l’opera seicentesca era stata affidata 25 anni fa alla Soprintendenza per fare il restauro

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CARGEGHE. Dopo circa 25 anni la “Sacra famiglia con San Giovannino”, il dipinto seicentesco realizzato dal pittore toscano Baccio Gorini, è tornato nella sua sede originaria, la cappella alla destra dell’altare maggiore nella chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta a Cargeghe.

La scelta da parte del parroco, don Davide Onida, della festa della Sacra Famiglia come ricorrenza ideale per la celebrazione dell’evento non è stata casuale ed ha contribuito a dare ancora più solennità al rito celebrativo. Il dipinto era stato consegnato alla Soprintendenza di Sassari perché venisse custodito durante l’esecuzione di importanti lavori di restauro della chiesa avviati agli inizi degli anni Novanta. Poi difficoltà varie ne avevano reso difficile il rientro e la ricollocazione nella cappella che lo aveva ospitato nel corso di quattro secoli. La cerimonia religiosa ha registrato una grande partecipazione di autorità civili e religiose e di fedeli: presenti in particolare gli ex parroci e i sacerdoti originari di Cargeghe, il sindaco del paese Salvatore Oggiano, quello di Giave Maria Antonietta Uras, il comandante della stazione dei carabinieri maresciallo Perna. Nel corso della celebrazione il parroco ha avuto parole di ringraziamento per i collaboratori della parrocchia che si sono impegnati perché la restituzione dell’opera potesse avvenire (in particolare Franco Spada e Giuseppe Ruiu), i responsabili della Soprintendenza per la grande sensibilità e disponibilità dimostrate, l’Ufficio per i beni culturali della diocesi diretto da mons. Giancarlo Zichi. L’immagine della Sacra famiglia, da secoli oggetto di devozione per i fedeli e di ammirazione per i visitatori. Baccio Gorini è nato a Firenze intorno al 1570, come si evince anche dalla firma posta sul dipinto. Giunse in Sardegna tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo stabilendosi a Florinas dove morì intorno al 1630. Ha lavorato prevalentemente nel nord della Sardegna lasciando delle opere anche a Codrongianos, Ploaghe, Nulvi,Bonorva e Sassari. Il dipinto cargeghese potrebbe verosimilmente risalire ai primi del seicento e, secondo alcuni sarebbe stato commissionato dal parroco Giovanni Maria Olmo, successivamente diventato vescovo di Bosa; secondo altri potrebbe essere stato il dono di una famiglia benestante, magari di nobili con possedimenti a Cargeghe. Secondo il canonico Spano la cappella era ornata anche da pitture ad affresco, che attribuisce allo stesso Gorini, e che avevano per tema il ciclo della Natività sulle pareti e i quattro evangelisti nelle vele della volta, ma di queste pitture non è rimasta nessuna traccia. Il quadro è ricordato dal Valery nel suo “Viaggio in Sardegna” del 1831 e dal Casalis nel “Dizionario geografico, storico, statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” edito nel 1853. Per tutti il quadro del Gorini costituiva l’opera di maggior pregio custodita nella chiesa parrocchiale di Cargeghe.

Pietro Simula

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