La Nuova Sardegna

Sassari

Il punto nascite del Segni verso la chiusura definitiva

di Barbara Mastino

Dopo più di tre anni di sospensione sarà applicato il decreto La decisione del ministero legata al numero dei parti

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OZIERI. Dopo più di tre anni di “sospensione” circola in questi giorni la notizia della formale chiusura del punto nascite dell’ospedale Segni di Ozieri. È il requiem per il reparto di Ginecologia e Ostetricia, che però non deriva da un provvedimento legato alla controversa - e contestata soprattutto nel Nord Sardegna da 67 Comuni - riforma della sanità regionale ma è una decisione del Ministero della Salute, che anche se potrebbe sembrare dettato da recenti fatti avvenuti a livello nazionale (che in realtà hanno riguardato grandi centri urbani) deriva dalla proroga di un provvedimento che avrebbe dovuto entrare in vigore il 31 dicembre del 2013 ma che è stato prorogato di due anni per dare tempo alle Asl di adeguarvisi. Nessuna prova di forza del ministro Beatrice Lorenzin contro i punti nascite che non raggiungono i 500 parti all’anno ma una decisione attesa, che in Sardegna toccherà ben nove sale parto in altrettanti nosocomi e senza dubbio provocherà cocenti reazioni - soprattutto perché passata quasi sotto silenzio negli anni scorsi, nei quali, per esempio, era stata decretata solo la sospensione del servizio a Ozieri mentre per gli altri presidi nulla si era detto né fatto. Nel novero delle chiusure, oltre ovviamente a Ozieri, rientrano in Sardegna i punti nascite di Alghero, Tempio, Lanusei e Bosa, solo per citarne alcuni: punti nascite che, pur scarsi per numero di parti, servono territori disagiati soprattutto per i problemi prodotti da una viabilità che in Sardegna è ferma quasi al Medio Evo. La notizia, data in sordina da alcuni organi di informazione (e per lo più sottovalutata da tanti come una delle solite “sparate romane”), a Ozieri ha provocato un vero e proprio putiferio poiché sancisce, come detto, il definitivo addio a una struttura la cui chiusura, pur definita inizialmente come “sospensione temporanea”, è una realtà da anni. Se ne è sentito dire parecchio in città l’ultimo giorno dell’anno, quando si è tanto parlato dell’ultimo nato nell’ospedale di Olbia, che pur definito l’ultimo gallurese del 2015 è in realtà un piccolo ozierese Doc: Nicolò, di mamma Claudia e babbo Dario, uno splendido pargoletto di 3 chili e 380 grammi che, come tanti bimbi nati negli ultimi anni, ha “ingrossato” le fila dei nati all’ospedale di Olbia. Stesso copione visto in quelli di Sassari e Nuoro, dove si stanno recando a partorire le mamme del Logudoro, Goceano e Mejlogu. Sassari nel 2015 ha avuto un incremento di parti di 59 unità: una bazzecola rispetto ai circa 100 parti registrati a Ozieri negli ultimi anni di apertura del punto nascite. Ferma restando la priorità della sicurezza dei nascituri e delle mamme, che in passato solo a Ozieri ha provocato quella sospensione del punto nascite che ora sarà realtà anche in altri nosocomi, restano altri problemi che una semplice chiusura non può risolvere: la stessa sicurezza, prima di tutto, che significa avere a disposizione mezzi di trasporto di emergenza dotati di tutti i presidi necessari per la mamma e per il bimbo.

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