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Sassari

Disagio e degrado, così nascono le tragedie

Disagio e degrado, così nascono le tragedie

Donne fragili e un uomo che ha provato a lottare per non essere annientato: una battaglia persa

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SASSARI. Disagio e degrado, una convivenza difficile, ogni giorno sempre più complicata. Da circa cinque mesi Tore Usai era ospite della zia Bonaria, in via Torres. Era andato via dalla casa della mamma «perché litigavano sempre». Ma la situazione non era migliorata: nell’abitazione al secondo piano, soccorritori e investigatori hanno trovato condizioni igieniche precarie, tanta confusione, anche i rilievi hanno richiesto una attenzione particolare e accorgimenti tecnici importanti. In quella stessa casa, qualche tempo fa, i vicini erano riusciti a fare scattare l’intervento delle autorità competenti per trasferire una ventina di cani che la donna teneva in casa. Tore Usai, in realtà, ci stava poco nell’abitazione. Spesso era in giro per la città, di giorno e fino a tarda notte. Vendeva vecchi libri usati, chiedeva l’elemosina. Lo faceva fermandosi a parlare con i passanti: terza ginnasio, intelligente, una vita segnata dalla droga e anche dall’alcol. Poi il carcere e una marea di problemi. Per rivendicare un lavoro si era arrampicato anche su una gru. In tanti a Sassari lo conoscono, tutti erano pronti a scommettere sulla sua estraneità nell’omicidio.

Ultimamente Tore Usai stazionava a poca distanza dal forno della fainè di via Usai. Chiedeva qualche spicciolo, la gente si fermava a parlare. Specie i residenti, quelli che abitualmente ogni sera uscivano per accompagnare il cane per la passeggiata quotidiana.

Ma anche da altre zone della città ci sono testimonianze. C’è chi l’ha conosciuto in via Amendola, per esempio. Tutte le sere suonava la chitarra, seduto sull gradino della vetrina di un negozio. Sempre la stessa canzone, La Locomotiva di Francesco Guccini. Un misto di rabbia e speranza. Gli diedero dei soldi per cambiare canzone: passò a Piazza, bella piazza di Claudlio Lolli.

Non ci sono giustificazioni per chi uccide, ma a volte occorre entrare in punta di piedi nella vita di chi ha avuto una esistenza piena di difficoltà. Un giorno Tore Usai l’avevano visto in abito, ripulito. Era stato incaricato di vendere enciclopedie. Fu un fallimento, un duro colpo alla sua autostima finita in macerie. Sua madre e sua zia, due donne fragili. Gli aiuti ci sono stati, ma non sempre producono risultati. A volte non si esce più dal tunnel, anche se si prova ad accendere una luce. (g.b.)

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