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Sassari

Le lacrime dopo il delitto: «Non volevo»

di Luca Fiori
Le lacrime dopo il delitto: «Non volevo»

Il nipote della vittima pressato dagli inquirenti è crollato ed è scoppiato a piangere: «Nessuno potrà mai perdonarmi»

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SASSARI. Un pianto lungo, disperato, inconsolabile. Ha confessato tra i singhiozzi, Tore Usai e con il viso rigato di lacrime, di aver ucciso la zia con un vasetto di cristallo, al termine di una discussione nata dopo l’ennesima richiesta di denaro che l’anziana donna si era rifiutata di dargli. Stamattina l’autopsia dovrà trovare conferme al suo racconto.

È crollato dopo qualche ora, davanti alla pioggia di domande degli agenti della squadra mobile, il disoccupato di 35 anni reo confesso dell’omicidio di Bonaria Sanna, 80 anni, sorella della madre, trovata in un lago di sangue venerdì scorso nel suo appartamento di via Torres.

La confessione. C’è voluta tutta l’esperienza e la professionalità dell’ispettore Rita Loche, una vita alla guida della sezione Minori della Mobile e ora a capo della sezione Omicidi, per convincere Tore Usai a confessare quella terribile colpa che per quasi 24 ore si era tenuto dentro. La confessione è arrivata a tarda sera e per il nipote della vittima - una vita difficile, martoriata dall’incontro con l’eroina - è stata una liberazione. «Non volevo ucciderla - ha balbettato con gli occhi lucidi - ho perso la testa quando mi ha detto che ero un fallito, poi l’ho colpita». Prima del sopralluogo in via Torres, durante il quale Tore Usai ha indicato agli inquirenti il cassonetto in cui aveva gettato l’arma del delitto, il giovane è stato preso dallo sconforto.

Il pianto in questura. Mentre gli agenti della squadra mobile, guidati dal dirigente Bibiana Pala, mettevano nero su bianco le sue parole, alla presenza del suo legale Maurizio Serra, Tore Usai non si dava pace. Davanti al procuratore capo Paolo Piras e al sostituto Giovanni Porcheddu, l’uomo, che fino a poco prima aveva provato a costruirsi un alibi, è scoppiato in un pianto dirotto. «Ho ucciso mia zia - si è disperato Usai - nessuno potrà mai perdonarmi». E davanti a questa frase finita sul verbale d’arresto, è stato proprio il capo della Procura Paolo Piras a cercare qualche parola di conforto per quell’uomo che forse solo in quel momento stava realizzando la gravità del suo gesto. «Non c’è colpa o peccato che non possa essere perdonato» ha detto il procuratore al disoccupato, prima di stringergli la mano e abbandonare gli uffici della questura. Poche ore dopo per Tore Usai si sono spalancate le porte del carcere di Bancali, con la pesantissima accusa di omicidio volontario. Gli inquirenti temono che l’uomo possa compiere qualche follia e da venerdì notte è controllato a vista all’interno della cella. Stamattina alle 9, accompagnato dal suo difensore, comparirà - all’interno del carcere - davanti al giudice delle indagini preliminari Elisa Marras per l’udienza di convalida. E sempre stamattina, alle 10.30, è in programma l’autopsia sul corpo di Bonaria Sanna.

L’autopsia. L’esame autoptico, affidato al medico legale Salvatore Lorenzoni, dovrà stabilire con quanti colpi alla testa sia stata uccisa la povera ottantenne. L'omicidio risalirebbe all’una di notte tra giovedì e venerdì. Dopo aver colpito la zia con una vasetto di cristallo il nipote si è cambiato di abito, ha cercato di pulire la scena del delitto, ha infilato tutto in una busta di nylon, è uscito da casa, ha gettato gli stracci e il vaso di cristallo in un cassonetto, poi ha vagato per la città. Alle 8 del mattino si è presentato a casa della madre. La vittima e sua sorella dovevano andare alla Caritas per ritirare il pacco degli alimenti. Salvatore Usai ha però spiegato a sua madre che la zia gli aveva chiesto di fare la fila per lei, lasciando intendere che, forse, li avrebbe raggiunti. Salvatore Usai all’ora di pranzo è rientrato in via Torres e ha chiamato il 118: «Presto, venite, mia zia è caduta e ha battuto la testa». Quando i soccorritori sono entrati nell’appartamento hanno capito che non si trattava di un incidente domestico e hanno allertato la polizia. Tore Usai è stato portato in questura per essere interrogato. Dopo qualche ora - tra le lacrime - ha raccontato la verità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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