La Nuova Sardegna

Sassari

Il territorio incrocia le braccia per salvare la Chimica Verde

di Gavino Masia
Il territorio incrocia le braccia per salvare la Chimica Verde

Sciopero generale per chiedere il rispetto degli accordi siglati con Eni sul rilancio produttivo dell’area Appuntamento alle 7 ai cancelli dell’ex petrolchimico, alle 9 assemblea aperta nella sala mensa

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PORTO TORRES. Ci saranno i dipendenti delle committenti Eni e i lavoratori dell’indotto questa mattina alle 9 nella mensa aziendale dell’ex petrolchimico, alla presenza del segretario nazionale Femca-Cisl Gianluca Bianco, per cercare di trovare una strategia comune che porti al salvataggio del progetto Chimica Verde e soprattutto al mantenimento del posto di lavoro che coinvolge indirettamente numerose famiglie.

L’appuntamento per tutti quelli che vogliono partecipare allo sciopero è alle 7 davanti ai cancelli della fabbrica turritana, per rivendicare ancora una volta quelle “cambiali” contenute negli accordi firmati a suo tempo da politica e parti sociali per dare vita a un processo produttivo attraverso la joint venture tra Novamont e la partecipata Eni Versalis.

In ballo c’era allora, come oggi, il destino occupazionale di centinaia di lavoratori monoreddito con famiglia alle spalle, mutui da pagare e figli da mandare a scuola. Motivazioni non da poco, dunque, che hanno spinto le segreterie territoriali di Filctem, Femca e Uiltec ad aderire con forza allo sciopero dichiarato dalle segreterie nazionali: con una lettera indirizzata ai politici dell’area vasta – sindaci, presidente del consiglio regionale e consiglieri regionali – hanno infatti chiesto il sostegno e la partecipazione delle istituzioni per dare un senso compiuto ad una vertenza che si combatte tutti assieme e con vera convinzione.

«Lo stabilimento della Marinella e il progetto Matrìca va difeso da tutto il territorio – hanno sottolineato nella lettera i segretari Uiltec Giovanni Tavera, Filctem Femca Massimiliano Muretti e Femca Luca Velluto -, considerando che riteniamo insoddisfacente e inconcludente l'incontro di Roma delle segreterie nazionali (confederali di categoria e territoriali) con Eni e il ministro Federica Guidi: la multinazionale e Versalis confermano che va avanti la ricerca di un partner che possa acquisire quote di maggioranza di Versalis, ponendo come vincoli la garanzia di 3 anni di mantenimento occupazionale e la garanzia di almeno 5 anni per l'attuazione del piano e degli investimenti sulla Chimica Verde e di base».

Per la delegazione dei sindacati presenti alla riunione del ministero dello Sviluppo economico, però, questo progetto continua ad essere considerato una partita speculativa che «porterà vantaggi solo a Eni e cancellerà in qualche anno la più grande azienda chimica italiana con i suoi 14 siti e i suoi 5200 dipendenti».

Non si può considerare credibile e accettabile la scelta del fondo Sk capital - secondo i segretari di Uiltec, Filctem e Femcad -, perché allo stato attuale non ha solidità ne economica ne industriale e conta a se 18 dipendenti e 1,5 miliardi di capitale sociale: “Il fondo americano, infatti, per quanto dichiarato dall'Ad Eni alle segreterie nazionali non è interessato a portare avanti i progetti di riconversione di Chimica Verde di Porto Torres, Porto Marghera e Gela”. In questo scenario a tinte fosche sindacati e lavoratori tutti ritengono quantomeno doveroso l’intervento delle istituzioni locali, regionali e nazionali, per comprendere cosa realmente si profila per le sorti di una realtà industriale appena nata e già dal futuro incerto. Quello che veniva definito come un ambizioso piano industriale suddiviso in diverse fasi dalla politica sta dunque rischiando di franare, e non si capisce il silenzio della Regione e del suo presidente in una vicenda che – senza interventi energici da parte delle istituzioni che contano - potrebbe portare al collasso definitivo di un territorio martoriato a ciclo costante. Resta l’unità dei lavoratori e dei sindacati, a difendere un presidio industriale che la politica aveva voluto e creato per difendere l’ambiente ed essere competitivi nei mercati europei.

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