La Nuova Sardegna

Sassari

Un parco in adozione contro il degrado di Piazza Castello

di Luigi Soriga
Un parco in adozione contro il degrado di Piazza Castello

Il giardinetto di fronte al grattacielo è un’oasi per i tossici I ristoratori si uniscono per rendere più vivibile la zona

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SASSARI. Il degrado si combatte a colpi di idee e rimboccandosi le maniche. Cercando di rendere migliore la città pezzo per pezzo, con le proprie forze e magari con il supporto dell’amministrazione. Le attività commerciali di via Usai più il caffe Mokador proveranno a rivitalizzare e rendere più accogliente la parte di Piazza Castello. Il proprietario del Mokador, ad esempio, deve protocollare in Comune la richiesta di “parco in adozione” per la piccola area verde che separa gli scavi del Castello dal suo locale e presentare un progetto. «Non c’è giorno che gli addetti alla nettezza urbana non ritirino almeno 20 siringhe – spiega il gestore Marco Garaffa – il giardino è assolutamente buio e gli alberi proteggono dallo sguardo delle telecamere. Chi va lì dentro può fare qualunque cosa indisturbato, e infatti è diventato un luogo di spaccio e di consumo di droga. Il malessere, si sa, attecchisce nei luoghi abbandonati». Il parco in adozione funzionerebbe esattamente come le rotatorie in adozione, e cioè a costo zero per l’amministrazione. «Pensiamo di organizzare una serie di eventi settimanali all’interno del giardino, che possono essere piccole esposizioni, mostre, reading, o giochi per i bambini – prosegue Garaffa – in cambio chiediamo la possibilità di poter chiudere i cancelli dopo una certa ora, per impedire che la notte i balordi sporchino con bottiglie e rifiuti o facciano danni. Sarebbe un primo passo per rendere più vibile una zona sempre meno sicura».

Nei giorni scorsi un negoziante è stato picchiato mentre chiudeva la propria attività. L’aggressore è un rom molto molesto e conosciuto alle forze dell’ordine, che bazzica spesso nella zona di piazza Castello. Quando beve, e cioè un giorno sì e l’altro pure, diventa particolarmente attaccabrighe. «Con gli altri ristoratori stiamo pensando a delle soluzioni per garantire un po’ più di sicurezza. Dobbiamo confrontarci con il Comune. I clienti spesso hanno paura e la sera sono costretti ad affrettare il passo per raggiungere le proprie auto.

Il rom naturalmente è un caso limite e molto difficile da gestire, ma purtroppo non è il solo a creare tensione in questa porzione di centro storico. Il fine settimana qui si concentrano centinaia di ragazzini e le risse tra gruppetti sono piuttosto frequenti: «Sembra di stare vicino a un alveare – dice Marco Garaffa – quando litigano si muovono a sciami. Il sabato è il giorno più critico. Io stesso ho separato alcuni ragazzi che stavano per arrivare alle mani, con intorno i compagni che incitavano». E a calmare gli animi dei minorenni non contribuiscono alcuni distributori h24 della zona. Infatti gli apparecchi erogano anche gli alcolici, per i quali basta procurarsi una tessera sanitaria di un maggiorenne e il gioco è fatto. Davanti agli erogatori di birra c’è la fila.

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