L’iRS: «No a nuove sale da gioco»
Maulu contro il casinò a Carbonazzi: «Alla città servono invece centri culturali»
SASSARI. «Sassari ha bisogno di centri culturali, di cinema, di scuole di musica, di laboratori d'arte che ci arricchiscono culturalmente, non di sale slot che ci impoveriscono sia a livello economico che intellettuale». Anche Simone Maulu, portavoce dell’iRS, interviene sulla prossima apertura di una nuova super sala da gioco in via Vardabasso. Apertura che sul web infiamma i partecipanti e ha provocato un certo imbarazzo in Comune, poichè tra i gestori del “casinò” di Carbonazzi ci sono anche i figli del consigliere comunale del Partito Democratico, ed ex assessore, Stefano Perrone.
«Le attiviste e gli attivisti di iRS apprendono con tristezza e sconcerto che Sassari avrà il tempio delle Slot Machine (QUI) alla faccia della mozione approvata dal consiglio Comunale appena un anno fa che incentivava i commercianti che eliminavano le slot dai propri esercizi commerciali».
Maulu elenca alcuni dtai che vedono i sassaresi in testa alla classifiche dei giocatori. «La spesa complessiva per giocare con slot machine e videolottery nel territorio comunale di Sassari è stata pari a 76 milioni di euro. Una cifra che fa rabbrividire se pensiamo che per realizzare il nuovo centro intermodale ne sono stati preventivati 28 milioni».
Percià per gli indipendentisti «è arrivato il momento che l'amministrazione comunale inizi a compiere atti di coraggio e quindi a prendere posizioni chiare anche per quanto riguarda il gioco d'azzardo. Alcuni sindaci, anche in Sardegna, hanno fatto una scelta etica eliminando le slot machine dai propri paesi e riducendo notevolmente i casi di ludopatie». Secondo l’iRS «queste sono scelte coraggiose che portano al miglioramento della società, avendo ben chiaro che tra ciò che è legale e ciò che è legittimo c'è una grossa differenza e che la società non migliora se nessuno compie atti di coraggio.E' imbarazzante leggere le dichiarazioni dei gestori della sala di via Vardabasso che dichiarano di dare lavoro a 16 persone senza pensare a quante persone il lavoro lo perderanno grazie alla loro iniziativa».
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