Ex-Q di Sassari, l’occupazione finisce in tribunale
Il 7 marzo Boscani e Pastorello dovranno difendersi dall’accusa di aver “invaso” abusivamente l’edificio di via Angioy
SASSARI. In quattro anni dentro lo straordinario frullatore culturale chiamato Ex-Q è transitata una bella fetta di umanità. Un edificio di tre piani occupato, con centinaia di stanze, una sorta di Factory Sassarese sulla falsariga di Andy Warhol, centrale, dove gli artisti si incontrano, vivono insieme, si contaminano, prestato all’arte, era una calamita irresistibile. Dal 25 maggio 2010 al 23 settembre 2014 nello stabile di Corso Angioy è approdato di tutto: artisti, anarchici, punk, clochard, vagabondi, gente alla ricerca di se stessi e in fuga da tutto. Un fermento culturale che poi ha tracimato in tutta la città.
Ora dentro questo magma la Procura ha pescato due nomi: il primo è Leonardo Boscani, il secondo è Gianni Pastorello. Il 7 marzo dovranno difendersi in Tribunale dall’accusa di “invasione arbitraria di immobile” e rischiano 2 anni di reclusione o una multa che va dai 100 ai 1000 euro.
Boscani di quel movimento è stato per due anni il leader carismatico e il presidente. Gianni Pastorello, invece, è vissuto nell’Ex-Q nemmeno un mese. Ma ha fatto l’errore di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato quando la Digos ha fatto visita agli artisti e ha chiesto le generalità. Ed ecco che il suo nome è finito nell’elenco, distillato in purezza, degli occupanti abusivi.
«Tutti sapevamo di commettere un reato – dice Boscani – non rinnego nulla di quello che ho fatto e lo rifarei centinaia di volte. Quello che contesto è il criterio di accusa. Perché solo due persone in mezzo a una marea di gente? Come sono state svolte le indagini?».
Tuttavia, secondo Boscani, questo epilogo giudiziario potrebbe avere anche i suoi risvolti positivi. Dopo che il 23 settembre 2014 la Provincia ha murato l’ingresso dell’ex Questura, anche quell’esperienza sembrava essere tumulata: «Invece non è così: ciò che è stato fatto dentro l’Ex-Q vive ancora e si riverbera nell’attività artistica nel Nord Sardegna. Diversi artisti, maturati dentro l’amalgama dell’Ex-Q continuano ad operare e produrre. Il processo in tribunale può diventare l’occasione per ripercorrere la storia di quella straordinaria esperienza, capirne gli errori, e ridiscutere la gestione degli spazi culturali in città. Noi abbiamo provato a creare una rete, a connettere tutte le spinte creative. E per un periodo l’Ex-Q è stato un imprescindibile punto di riferimento artistico per Sassari. Collaboravamo con il Comune, molti politici partecipavano ai nostri eventi, e il culmine si è avuto in occasione dell’alluvione, quando l’Ex-Q è diventato il centro di raccolta di beni di prima necessità per le vittime. In quel momento tutta la città ha riconosciuto il ruolo dell’Ex-Q e il suo contributo positivo».
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