Adolescenti e spacciatori troppo vicini
Dalle cronache degli arresti per il piccolo spaccio davanti alle scuole e in diverse zone di Sassari emerge una prossimità sulla quale non solo le forze dell'ordine devono e possono intervenire
Sabato scorso un barista sassarese ha organizzato una strana serata a tema nel centro storico: dalle ore 19 passeggiata contro gli spacciatori, dalle ore 20 «ricco buffet e buon vino per tutti i partecipanti».
A parte il cattivo gusto della trovata che mischia un problema serissimo con il marketing e con il tornaconto personale, l’episodio è significativo. Se è vero che la pubblicità è l’anima del commercio, l’organizzatore ha pensato di richiamare clienti ricorrendo a tre messaggi: 1) il centro storico è il crocevia dello spaccio; 2) in città il fenomeno ha superato il livello di guardia; 3) bisogna fare qualcosa per allontanare gli spacciatori. La passeggiata non ha avuto grande successo (comunque gli spacciatori hanno di certo girato al largo), però in certi casi l’iniziativa vale più del successo o dell’insuccesso della stessa.
Ora, che faccia ha uno spacciatore? I partecipanti avrebbero potuto riconoscerlo a prima vista? Loro magari no, ma decine e decine di studenti delle scuole superiori cittadine sì. Tanti ragazzini conoscono bene gli spacciatori perché li frequentano per rifornirsi di marijuana. Non hanno bisogno di andare nel centro storico per comprarla: qualcuno gliela porta.
Lo spacciatore, per fare un esempio, ha le sembianze di un ventenne arrestato dalla Guardia di Finanza perché nascondeva in casa due chili e mezzo di marijuana. È incensurato e, com’era suo diritto, ha patteggiato la pena senza spiegare come fosse entrato nel “grande giro” del narcotraffico. Eppure sarebbe stato importante ascoltare il suo racconto, non fosse altro perché due chili di marijuana corrispondono a tantissime dosi e perché il ventenne ha quasi un migliaio di coetanei amici su facebook. Questo non vuol dire che tutti gli “amici” fossero “clienti”, tuttavia denota una prossimità pericolosa tra la offerta e la potenziale domanda di droga.
Gli spacciatori hanno anche le facce poco raccomadabili di un trentaquattrenne e di un quarantenne, entrambi vecchie conoscenze delle forze dell’ordine, ammanettati dai carabinieri che li hanno sorpresi a spacciare droga agli adolescenti che frequentano via Tavolara.
Personaggi e ambienti, il “bravo ragazzo” e la criminalità “vecchio stile”, in apparenza scollegati che però si incontrano per rifornire il pericoloso parco giochi dei ragazzini. Per capire meglio bisogna fare l’esegesi dei comunicati stampa delle forze dell’ordine. L’informativa delle Fiamme Gialle per l’arresto del ventenne dalla faccia pulita è chiarissima: «I militari della compagnia di Sassari avevano appreso che diversi studenti, alcuni giovanissimi, si procuravano dosi di sostanza stupefacente acquistandola nella zona centrale di Sassari». E ancora: «L’attività di indagine trae spunto anche sulla base di quanto emerso dalle attività di prevenzione svolte nei principali istituti scolastici con l’ausilio delle unità cinofile della Guardia di Finanza».
Plausibile traduzione: le fiamme gialle hanno controllato l’ingresso delle scuole con i cani e hanno sorpreso, all’ingresso o all’uscita, ragazzini con la marijuana nello zainetto. E questi per non passare guai hanno raccontato subito da chi avevano comprato la marijuana.
Stesso scenario nella operazione dei carabinieri che ha portato all’arresto dei due pregiudicati. Anche qui i retroscena si leggono negli aggettivi e negli avverbi del comunicato stampa: «Nel corso di continui servizi di osservazione nei giardini pubblici di via Tavolara, luogo notoriamente frequentato dagli adolescenti, i carabinieri avevano notato movimenti ambigui intorno a una persona che seduta su una panchina era frequentemente avvicinata da alcuni studenti, i quali venivano poi dirottati verso un altro individuo».
Ecco quindi cosa accade in città: un numero imprecisato di studenti si rifornisce abitualmente di droga da coetanei e da pregiudicati che hanno messo su bottega in via Tavolara, nei pressi delle scuole, tra gli amici di facebook, su wathsapp, con il passaparola. I ragazzi comprano, consumano e se non riescono a pagare rivendono.
Le statistiche e il buon senso dicono due cose: questi arresti sono la punta di un iceberg e lo spaccio tra i giovanissimi in città è molto più vasto. Le forze dell’ordine ci stanno lavorando. Dovrebbero farlo anche gli adulti e le istituzioni che si occupano dei ragazzi, prima che si facciano del male o si mettano nei guai. O entrambe le cose.
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