Interrotta a Lu Fangazzu la riabilitazione in acqua
L’attività era svolta in convenzione con il reparto di Ortopedia dell’Aou Manca l’accreditamento regionale, d’ora in poi solo terapie a pagamento
SASSARI. Da ieri i pazienti la riabilitazione fornita dal sistema sanitario nazionale la potranno fare soltanto “a secco”. Si è conclusa tra le polemiche, infatti, la convenzione tra l’Aou, in particolare il reparto di Ortopedia, e la società Garden Sport Center che gestisce le piscine comunali di Lu Fangazzu. Lì infatti si trova una vasca per la sport terapia che per tre volte alla settimana, da marzo 2012, garantiva percorsi di riabilitazione alle persone politraumatizzate o a quelle che avevano subito un intervento o danni neurologici. Una struttura di alto livello, con attrezzature sofisticate e personale specializzato, tra fisiatri e fisioterapisti, che da ieri ha chiuso i battenti, a quanto pare per l’assenza dell’accreditamento regionale, passaggio imprescindibile per l’assegnazione dei fondi.
La morte dell’importante attività era stata largamente annunciata, tanto che sui social network era partita una petizione alla quale hanno aderito oltre 600 persone. Tutto è stato inutile però, perché al momento le terapie sono interrotte. L’Aou, firmataria della convenzione, risponde con un criptico comunicato che parla di «sinergia con il Comune di Sassari, proprietario dell’impianto natatorio di Lu Fangazzu, e in relazione con i vari soggetti interessati, al fine di poter assicurare agli utenti l’erogazione dell’attività sanitaria». Nessun riferimento alla pratica dell’accreditamento. Il Comune però, ente delegato ad agire in quanto rappresentante legale della struttura, dice di essere in attesa di una dettagliata relazione da parte dell’azienda ospedaliera su tutti i requisiti necessari per presentare una domanda di accreditamento accoglibile dalla commissione tecnica della Regione. Insomma, si vede una piccola luce in lontananza ma bisogna dire che il tempo a disposizione per risolvere la questione c’era tutto. Si pensi che il progetto di una vasca polifunzionale per la riabilitazione risale al 1980. Dopo mille peripezie si era arrivati finalmente all’inaugurazione della struttura nel marzo 2011 ma l’attività era rimasta ai blocchi di partenza per un anno intero e solo nel maggio del 2012, grazie all’arrivo del personale, i pazienti avevano cominciato i primi trattamenti. La situazione sembrava essersi risolta e da allora tantissime persone hanno potuto trovare giovamento dall’idrochinesiterapia effettuata in vasca con l’aiuto di seggiole sospese manovrabili e l’assistenza di esperti fisioterapisti e fisiatri presenti nella struttura. A carico del servizio sanitario nazionale e previa prescrizione del percorso riabilitativo da parte dello specialista e sotto diretta supervisione e gestione del fisioterapista tre giorni alla settimana, con una media di 15-20 pazienti al giorno, veniva dunque offerto un servizio di riabilitazione in acqua a diverse tipologie di pazienti. Si tratta fondamentalmente di pazienti con gravi problemi neurologici o ortopedici, congeniti o acquisiti, secondari a traumi, interventi chirurgici, patologie croniche degenerative e patologie neoplastiche.
L’unica certezza al momento è che i pazienti che necessitano di una riabilitazione potente come quella in acqua dovranno mettere mano al portafogli e rivolgersi ai privati, sempre che ne abbiano la possibilità.
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