Indotto, il sindaco sollecita Eni e Regione
Sean Wheeler chiede che vengano rispettati gli accordi sottoscritti nel progetto della Chimica verde
PORTO TORRES. Il sindaco chiede forme di tutela occupazionale per i lavoratori delle liste Insar e gli ex dipendenti dell'indotto che si trovano ancora senza un impiego. All’indomani della soluzione positiva prospettata per gli ex lavoratori Simind - in seguito all'accordo firmato nei giorni scorsi tra i sindacati e l'azienda subentrante negli appalti dello stabilimento industriale - si apre dunque un nuovo fronte nella battaglia per la tutela dei lavoratori. Il sindaco Sean Wheeler ha voluto incontrare l’altro ieri una nutrita delegazione degli operai ex Sicmi, dal 30 settembre 2015 in mobilità per fine contratto di lavoro all’interno del progetto chimica verde, che lamentano la mancata applicazione dell’accordo che esisteva all’interno dello stabilimento dove gli operai dovevano “girare” da un’azienda all’altra senza perdere contribuzioni, scatti d’anzianità e di livello e posto di lavoro. «Sono operai che assieme ai colleghi di altre aziende erano stati inseriti anche nelle liste Insar – ricorda il primo cittadino –, società della Regione che svolge servizi attinenti alle politiche del lavoro, e tra loro ci sono padri di famiglia con figli piccoli e persone in età più avanzata che non riescono a trovare impiego nonostante l'ampia esperienza in questo settore». Gli operai ex Sicmi pur possedendo tutte le professionalità non sono più stati richiamati a lavorare negli impianti, perdendo così tutti i diritti acquisiti, con i vari passaggi d’azienda, e venendo utilizzati esclusivamente come contenitore di produzione al pari di quelli licenziati dalle altre aziende dell'indotto. «Alcune settimane fa la nostra amministrazione è riuscita a riattivare nuovamente il tavolo con l'Insar – aggiunge Wheeler – ma il processo non è breve: nel frattempo c'è un'emergenza sociale da affrontare, a cui bisogna trovare soluzione». Una lunga premessa sullo stato precario che vive il settore produttivo dell’industria turritana, per poi appellarsi alle istituzioni e alle società che gestiscono il sito di Porto Torres. «La Regione, l'Eni e le aziende che detengono gli appalti nella nostra area produttiva – sottolinea Sean Wheeler – non possono rimanere indifferenti: istituzioni e aziende hanno una responsabilità sociale verso i nostri concittadini e verso il territorio. Le scelte su Porto Torres cadute dall’alto negli ultimi sessant’anni hanno creato pesanti conseguenze ambientali e occupazionali che la comunità non può continuare a pagare in prima persona». (g.m.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google