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«Noi maestre precarie beffate dal governo»

«Noi maestre precarie beffate dal governo»

SASSARI. Costrette a fare causa per avere una cattedra nelle scuole primarie, nonostante titoli ed esperienza. E beffa nella beffa, superate nell’assunzione da chi ha ottenuto prima di loro un...

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SASSARI. Costrette a fare causa per avere una cattedra nelle scuole primarie, nonostante titoli ed esperienza. E beffa nella beffa, superate nell’assunzione da chi ha ottenuto prima di loro un pronunciamento dal giudice. Accade alle insegnanti che hanno ottenuto l’abilitazione magistrale prima del 2002 e che come tali avrebbero diritto ad entrare direttamente in ruolo. E invece no. Si ritrovano ancora una volta precarie, alla faccia della stabilizzazione “per tutti” sbandierata dal governo. «È un ingiustizia – dicono un gruppo di maestre – che si sta consumando nel silenzio totale».

Sono loro stesse a spiegare nel dettaglio cosa stia succedendo: «Nel mondo della scuola primaria già da qualche anno si stanno verificando gravi situazioni di diseguaglianza tra i diplomati magistrali prima del 2002: molti di questi si ritrovano nelle graduatorie ad esaurimento, le cosiddette Gae che danno accesso al ruolo), altri sempre con lo stesso requisito si ritrovano ancora nelle graduatorie d’istituto, cioè le Gi , che per ora in base al punteggio hanno permesso di lavorare solo con supplenze brevi ,e che in futuro non si sa che fine faranno , se e come verranno utilizzati».

Come si è arrivato a tutto ciò? «Il diploma magistrale è sempre stato abilitante , anche se per anni il ministero per l’Istru non l'ha riconosciuto – spiegano –. L’abilitazione consente l’accesso alle Gae, ma nonostante questo i diplomati magistrali hanno dovuto ricorrere al Tar , al giudice del lavoro, al Consiglio di Stato , al Presidente della Repubblica per ottenere i propri diritti». Tutto ha origine dalla decisione della Corte europea che scandalizzata per la massa di insegnanti precari aveva invitato l’Italia ad immetterli in ruolo.

Succede che ora alcuni diplomati hanno ottenuto una pronuncia favorevole dalla magistratura, altri sono in attesa di sentenza, e ad altri ancora è stato, paradossalmente, persino negato.

«Se la legge fosse uguale per tutti saremmo o tutti dentro o tutti fuori dalla scuola – dicono le insegnanti – , invece alcuni sono stati assunti senza avere nessuna esperienza didattica e pochissimo punteggio di servizio, hanno ottenuto il ruolo, altri pur avendo anni di esperienza alle spalle vengono utilizzati al bisogno con supplenze brevi nella totale incertezza per il futuro. E saranno costretti ad affrontare l’ennesimo concorso per l’assunzione. È questa la “buona scuola”?». Dalle maestre arriva l’appello alle istituzioni perché «questa palese discriminazione venga sanata».

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