PARLIAMONE - Una sicurezza da costruire tutti assieme
Sassari è tra le città più sicure d'Italia, ma la percezione della pericolosità è in aumento e fatti lontani fra loro come lo scippo di un'anziana o il colpo da dieci milioni di euro alla Mondialpol diventano una spia rossa
Nonostante gli ultimi fatti, specie quello del commando armato che ha scatenato la guerra a Caniga, Sassari è tra le città più sicure d’Italia e anche la provincia si attesta più o meno a metà nella classifica nazionale.
Proprio le vicende più recenti, diverse tra loro, hanno fatto accendere la spia rossa. E aumentano la percezione della pericolosità, anche se paradossalmente sembra fare più paura lo scippo che ha come protagonista un ragazzino (minacciato di morte su WatsApp da gente senza scrupoli alla quale deve dei soldi) che trascina senza pietà una donna anziana per terra per strapparle la borsa, mentre crea meno apprensione la rapina milionaria di un commando militare che spara decine e decine di colpi con armi pesanti. Eppure il conflitto a fuoco nell’assalto alla sede della Mondialpol Sardegna poteva finire in tragedia, potevano esserci vittime tra le persone che si sono trovate a transitare per caso da quelle parti. Un uomo si è beccato due fucilate sull’auto. E sui social, raffica di insulti per il ragazzino ma elogi e complimenti, esultanza, per i rapinatori «perché non hanno fatto male a nessuno».
Allora, le due storie offrono lo spunto per cominciare a parlare di sicurezza non solo in termini di repressione, ma pensando a costruirla attraverso progetti nel territorio che aiutino ad arginare i fenomeni di disgregazione sociale. Non servono spot e neppure armi per tutti, ma un lavoro serio sulle cause dell’insicurezza sociale. Le emergenze non si affrontano solo con la repressione, non serve potenziare la presenza delle forze di polizia se non si accompagna il provvedimento a una seria politica di prevenzione. Se un quartiere è abbandonato a se stesso, se non è più vivibile, i residenti hanno paura e gli altri neppure ci passano da quelle parti. E si tende ad abbandonarlo, così si creano oasi facili per la criminalità.
Una sintesi efficace tra controllo, prevenzione e repressione, qualificazione urbana e partecipazione, può aiutare a uscire da un circolo vizioso. Altrimenti si crea terreno fertile per collegare l’abbandono delle aree urbane con la paura e per favorire l’aumento del tasso di criminalità. E continuare a chiudere tutto, dagli ambulatori alle stazioni, dagli uffici pubblici alle scuole sarà solo la ricetta per certificare un fallimento. Per spopolare le aree e dimostrare che ogni città è insicura a modo suo.
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