La Nuova Sardegna

Sassari

Dalla città a Porto Torres una gimkana tra le buche

di Luca Fiori
Dalla città a Porto Torres una gimkana tra le buche

Viaggio a rilento tra crateri, rattoppi e l’asfalto consumato della vecchia 131. La 4 corsie che attraversa le borgate e collega i due centri è in pessimo stato

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SASSARI. Per buona parte del percorso sembra di viaggiare su un carro armato. Tratatatà, tratatatà, tratatatà. È una colonna sonora di vibrazioni e sobbalzi praticamente ininterrotti quella che accompagna gli automobilisti che si avventurano dalla città verso Porto Torres, lungo la vecchia strada statale 131.

Strada bombardata. Quello che trovano dopo essersi lasciati alle spalle l’uscita di via Budapest, è una strada di guerra che sembra bombardata con delle granate e che invece è solo un simbolo - lungo ben 18 chilometri - di incuria e vergogna.

Quella striscia d’asfalto che collega il capoluogo di provincia con uno dei centri più importanti del nord dell’isola è un sentiero disseminato di crateri e rattoppi. Trappole per chi, non potendone fare a meno, la percorre quotidianamente. Affrontarla in auto sta diventando sempre più complicato. Avventurarsi in moto in questo stato, può essere molto molto pericoloso. Lo stato di abbandono della ex 131 è iniziato nel 2008, quando l’Anas l’ha ceduta alla Provincia, che senza risorse non ha potuto effettuare la manutenzione e i lavori straordinari.

Finanziamento regionale. Un accordo del mese scorso tra Provincia e Regione dovrebbe finalmente portare alla soluzione del problema. Un finanziamento regionale di quattro milioni di euro da spendere nelle annualità 2016/2017 dovrebbe far partire i lavori per la messa in sicurezza della strada. Il manto stradale dovrà essere completamente rifatto, così come la segnaletica orizzontale. È previsto anche un intervento particolare nell’intersezione tra una carreggiata e l’altra. I lavori dovrebbero partire a breve. Ma in attesa che partano, prima di percorrere quei 18 chilometri di crateri, è meglio farsi il segno della croce. I problemi per pneumatici e sospensioni nell’affrontare il tragitto verso Porto Torres, iniziano da subito. Le prime lacerazioni dell’asfalto compaiono già dai primi metri.

I primi crateri. I primi crateri si presentano dopo circa un chilometro e mezzo, all’altezza dell’Ufficio delle Entrate. Pochi centinaia di metri più avanti s’incontra una piazzola di sosta, trasformata in una piccola discarica a cielo aperto. Superato il bivio per Uri e per Caniga inizia un tratto da brividi. Per circa cento metri diventa complicato anche governare l’auto. L’asfalto in questo punto è completamente consumato: la strada sembra arata da una benna ed è impossibile non sobbalzare. Tratatatà, tratatatà, tratatatà. La musica non cambia, il ritmo è sempre lo stesso.

Una sola corsia. Superato il bivio per Alghero le difficoltà aumentano: per un tratto si procede su una sola corsia, quella di sinistra. Naturalmente è rattoppata e dunque anche qui si balla. Quella di destra è stata chiusa in seguito al danneggiamento al cavalcavia sottostante provocato due anni fa da un mezzo della Gesenu. Tratatatà, tratatatà, tratatatà. Proseguendo verso le borgate di San Giovanni e Ottava i crateri continuano, la musica è la stessa. Trovare un lungo tratto d’asfalto liscio e confortevole è un miraggio. Fino all’ingresso di Porto Torres si va avanti così: a sobbalzi e con la speranza di arrivare sani e salvi.

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