«La vita dei nostri pazienti è a rischio»
Sessantasei primari dell’Ospedale e delle Cliniche inviano a Pigliaru un documento durissimo sulle carenze dell’assistenza
SASSARI. Una sanità malconcia come quella sassarese ormai mette a repentaglio la vita dei pazienti. È questo il distillato delle tre pagine durissime che i primari dell’Ospedale e i direttori delle Cliniche hanno inviato al Governatore Pigliaru, al presidente Ganau, all’assessore Arru, al sindaco Sanna e al Rettore Carpinelli.
«I pazienti raggiungono una diagnosi circostanziata in tempi nettamente superiori a quelli ottimali. Se i pazienti necessitano di una terapia chirurgica o di una procedura invasiva, i tempi si dilatano ulteriormente, soprattutto se sono necessari degli esami in previsione di una anestesia generale».
E ancora: «Dopo aver effettuato anche questi ultimi sostano ancora in lista, attendendo il loro turno per essere trattati chirurgicamente, per periodi eccessivamente prolungati, superando di molto i tempi di trattamento consigliati». La conseguenza di questa serie di inefficienze è scontata: «Tutto ciò espone i pazienti al rischio di un trattamento tardivo e quindi a potenziali danni da progressione di malattia e, di conseguenza, gli operatori sanitari sono esposti a rischi medico legali». Ma anche dopo essere passati sotto i ferri, non è detto che il peggio sia finito: «Anche durante la degenza esistono delle fasi in cui è inadeguata l’assistenza al malato per innumerevoli carenze». E l’elenco è lungo e articolato: mancano farmaci, presìdi, attrezzature, personale medico, personale infermieristico e tecnico, e c’è anche inadeguatezza delle strutture. «In queste condizioni - scrivono i medici, – la possibilità di svolgere l’attività assistenziale in modo ottimale e di dare una risposta in termini qualitativi, quantitativi e tempestivi alla domanda di diagnosi e cure della nostra utenza, si stanno progressivamente riducendo. Per quanto riguarda la carenza di farmaci e presìdi, «i rischi ai quali si va incontro sono di vario genere, talvolta gravissimi, a causa dell’impossibilità di ottenere l'approvvigionamento anche di farmaci salvavita necessari per la corretta gestione di eventi emergenti; altre volte la loro carenza espone a rischi biologici e infettivi sia i pazienti che gli operatori sanitari». Anche la questione delle attrezzature non è affatto da sottovalutare: «Da troppi anni non ci sono investimenti indispensabili per ammodernare la dotazione tecnologica che attualmente è in uno stato di quasi completa obsolescenza». E infine il personale organizo ridotto all’osso: «Allo stato attuale è impossibile mantenere le dotazioni organiche a seguito del blocco del turnover. Ed è impossibile sostituzione degli operatori che per vari motivi si assentano. È indispensabile che tal blocco del turnover venga modulato garantendo gli standard per unità operativa». Sotto questa impietosa radiografia della sanità ci sono 66 firme. Tutti i responsabili di struttura dell’Aou, sia ospedalieri che universitari, per la prima volta nella storia fanno fronte comnune, mettono i loro nomi uno dietro l’altro e chiedono alla Regione un intervento immediato per risollevare una situazione insostenibile. «Tutte queste carenze paiono attribuibili ad una sottostima del finanziamento necessario a garantire il normale funzionamento dell'Azienda. É opportuno che tale finanziamento, preesistente alla incorporazione del “SS. Annunziata” nell’Aou e ulteriormente accentuato dall'aumento delle dimensioni aziendali venga adeguato alle reali necessità».
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