Università, l'allarme del rettore di Sassari: «L’austerity porta gli atenei al declino»

Nel corso dell’evento “Primavera” il duro attacco di Massimo Carpinelli al governo nazionale per i tagli al mondo accademico

SASSARI. Primavera non si addice al clima gelido che si è respirato ieri in aula magna quando, in apertura della manifestazione “21 marzo, primavera dell’università”, il rettore ha snocciolato un bollettino di guerra sulle condizioni in cui versa l’ateneo cittadino. Uno stato di preagonia che potrebbe far pensare al pericolo di chiusura dell’università: un destino peraltro comune a tutti gli altri atenei del Mezzogiorno anche se l’insularità pesa come un macigno sulle scelte politiche di Roma.

«L’Italia ha il numero di laureati più basso d’Europa - ha detto il rettore Massimo Carpinelli nel corso dell’evento organizzato in tutto il Paese dalla Crui, la conferenza nazionale dei rettori -, il 17 per cento contro il 42 della Gran Bretagna e il 32 della Francia. E questo perché il nostro Governo, invece di investire sull’istruzione e sulla ricerca, ha deciso di applicare l’austerity. Di conseguenza le università sono in declino: meno studenti meno docenti, meno dottori di ricerca. Norme bizantine impediscono all’università di essere competitiva a livello internazionale e i fondi investiti sono scesi negli ultimi sei anni del 10 per cento».

Eppure è indubbio che l’istruzione universitaria crei individui più liberi, più forti e più in grado di trovare occupazione e guadagnare maggiormente e che la presenza di un’università produca ricchezza nel territorio di riferimento. Tutti elementi, dice il rettore, che contrastano con il fatto che il diritto allo studio ormai non è più riconosciuto.

Un duro atto d’accusa al quale ha risposto, con qualche elemento di speranza, il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau: «Quella dell’università è una delle missioni dichiarate dal presidente della Regione Pigliaru - ha detto - ma purtroppo ci si scontra con elementi negativi come il record di dispersione scolastica. Tuttavia la Regione ha deciso di investire sull’edilizia in modo che tutte le strutture fossero adeguate a ospitare gli studenti. In più stiamo lavorando alla finanziaria proprio in questi giorni e un capitolo è previsto per compensare l’esiguità del fondo ministeriale in favore delle università». Ganau ha anche parlato dell’istituzione di borse di studio per i giovani che non potrebbero permettersi di portare a termine il percorso di formazione. E proprio del fondo unico di funzionamento ha parlato il prorettore vicario e docente dell’università di Sassari Luca Deidda nella sua relazione sul “Piano strategico integrato di ateneo”. «I finanziamenti alle università oggi vengono assegnati sulla base delle pubblicazioni dei ricercatori e sul numero degli iscritti. Un sistema molto competitivo che ha punti positivi e negativi. In ogni caso anche l’ateneo turritano sta lavorando per essere più attrattiva per i giovani che scelgono di proseguire gli studi».

Infine è intervenuto il rappresentante degli studenti universitari Marco Pilo il quale ha detto che «siamo sotto attacco da parte delle isitituzioni mentre il mondo del lavoro cerca di sminuire il valore della formazione universitaria ma lancio un appello ai colleghi affinché non ci si arrenda e si continui a lottare a livello politico per la salvezza delle università sarde».

Il dibattito che è scaturito in seguito si è soffermato sui criteri alla base del Fondo di finanziamento ordinario (il costo standard e la valutazione della qualità della ricerca), sui cosiddetti Punti organico (in assenza dei quali le università non possono fare assunzioni) e, soprattutto, sullo Human Technopole, il centro di ricerca che dovrebbe sorgere al posto di Expo senza che le università siano coinvolte.

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