La Nuova Sardegna

Sassari

Lavoro, irregolari due aziende su tre

di Giovanni Bua

Dati 2015 sul sommerso a Sassari e Olbia-Tempio: violazioni su 1285 lavoratori. Maglia nera a edilizia e terziario

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SASSARI. C’è una grossa ditta di trasporti sassarese che usava solo autisti del Kazakistan e Uzbekistan, sfruttando illecitamente il loro favorevole regime fiscale. E una società che opera in Gallura che faceva finta di subappaltare la gestione di salvamento a mare e animazione nei villaggi a una ditta Svizzera, formata da persone che il paese del cioccolato non lo aveva mai visto nemmeno in cartolina. C’è chi fa sapienti mix tra abuso di voucher e il buon vecchio nero, e chi si muove con agilità da Tarzan nella giungla dei contratti atipici, usati spesso per mascherare dipendenti che invece sono molti tipici. C’è un mercato del lavoro che, complice la crisi, si muove sempre più al limite del legale, cercando di sfruttare tutte le smagliature del sistema, e di immergersi il più profondamente possibile. Arrecando gravi danni alla leale concorrenza, e ledendo i sacrosanti diritti dei lavoratori.

Una tendenza consolidata, a contrastare la quale sono chiamati ispettorato del lavoro, Inps, Inail, carabinieri, guardia di finanza, questura, Asl e Agenzia delle entrate, tutti presenti alla riunione del comitato per il lavoro e l’emersione del sommerso, guidato dal direttore della direzione territoriale del lavoro Massimiliano Mura, che ha reso noti i dati dell’attività di vigilanza svolta dall’ispettorato di Sassari (che comprende anche Olbia-Tempio) nel 2015.

Numeri impressionati, figli da una parte della congiuntura economica e dall’altra di controlli sempre più mirati sui “grandi elusori”. Ben esplicati da un dato: il 62% delle aziende ispezionate è risultato irregolare. Delle 1837 ditte finite nel mirino a non avere le carte in regola erano ben 1285: 200 in più rispetto al 2014. Quasi il doppio i lavoratori irregolari saltati fuori dai controlli. Con numeri anche qui in gran crescita rispetto al 2014 quando fuori norma erano 696.

Tra le violazioni accertate spicca come sempre il nero con 711 dipendenti totalmente sconosciuti allo Stato come lavoratori. Seguono abusi riguardanti il corretto orario di lavoro in 438 casi e 37 casi in cui la tipologia di contratto applicata era diversa da quella dichiarata.

I settori con il più alto indice di irregolarità sono risultati l'agricoltura 58 per cento, il terziario con il 59 e, prima, l’edilizia 66 per cento. In valore assoluto a guidare la classifica è invece chiaramente il terziario con 456 lavoratori fuori dalle regole, seguito dall’edilizia con 142, l’agricoltura con 65 e l’industria con 48.

Significativo l’importo di imponibile contributivo evaso accertato della direzione territoriale del lavoro sassarese: 4 milioni e 929mila euro. Anche qui in gran crescita rispetto ai 4milioni e 100mila euro del 2014. Soldi quasi tutti spariti dal terziario che fa la parte del leone con oltre 3 milioni e mezzo di importi imponibili contributivi evasi.

Una vera manna per l’Inps, ma anche per i lavoratori, che hanno un’altra strada oltre quella dell’ispezione per vedersi riconoscere i propri diritti: quella di denunciare il datore di lavoro. Pratica in crescita, con ben 930 segnalazioni arrivate nel 2015 (116 in più rispetto al 2014) che hanno portato all’attivazione di 682 tentativi di conciliazione, andati a buon fine in 177 casi. Con i lavoratori che si sono visti regolarizzare il rapporto di lavoro ed erogare le retribuzioni dovute. Più del 25 per cento delle denunce ha portato poi all’adozione di un titolo esecutivo in favore dei lavoratori per garantire agli stessi la soddisfazione dei propri crediti patrimoniali in via coattiva.

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