La Nuova Sardegna

Sassari

L’ex sanatorio monumento al degrado

di Paoletta Farina
L’ex sanatorio monumento al degrado

Da decenni i vecchi padiglioni sono abbandonati e recintati. Nessun progetto di riutilizzo da parte dell’Asl e della Regione

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SASSARI. E un monumento al degrado l’ex sanatorio a Serra Secca. E tale resterà con altissima probabilità mentre avanza la giungla di rovi e piante che lo sta avvolgendo, cancellando le tracce di una struttura nata per ospitare i malati di tubercolosi. Quando la Tbc era una delle più insidiose infezioni da combattere e i pazienti che vi sostavano, anche per anni, erano centinaia. Oggi i vecchi padiglioni sono ruderi, recintati da una rete arancione per impedire di avvicinarsi alle finestre e una griglia metallica blocca l’accesso ai locali e al parco a quanti nonostante i divieti volessero rischiare a entrarvi.

È un confronto stridente quello tra i vecchi caseggiati rimasti in piedi nonostante i crolli sempre più numerosi, vista l’assenza di manutenzione che si protrae da decenni, e il padiglione centrale ristrutturato dell’Ospedale Conti, dove sono ubicati molti servizi e ambulatori dell’Asl. Nuovo e antico si affiancano in tutta quell’area di Serra Secca perché oramai l’ex sanatorio, sorto in periferia e in una zona alta della città proprio per assicurare un clima favorevole ai malati, è del tutto inglobato nella città in seguito alla nascita dei più recenti quartieri residenziali. Già sul finire degli Anni Settanta , quando il numero dei pazienti incomincia a diminuire perché contro la tubercolosi si sono scoperti farmaci sempre più efficaci, quattro dei quattordici padiglioni vengono esistenti vengono abbattuti e uno riconvertito in abitazione. Da lì incomincia il progressivo degrado della struttura che pian piano che passano gli anni diventa sempre meno adatta a ricoverare i malati proprio per lo stato di incuria e abbandono in cui viene lentamente inghiottita. Nella seconda metà degli Anni Novanta, così, i reparti universitari di Pneumologia e Tisiologia vengono trasferiti nelle cliniche di viale San Pietro.

Passerà ancora qualche anno perch si decida una parziale riutilizzo dell’Ospedale Conti rinnovando la parte centrale per sistemarvi il poliambulatorio. Per il resto del complesso che appartiene all’Asl, e quindi alla Regione, al momento non esiste alcun progetto di riqualificazione, nonostante l’ampiezza degli spazi e la presenza del parco siano motivi per scatenare più di un’idea di riconversione. Innanzi tutto per attività sanitarie, considerata la cronica carenza di locali. Ma su tutto incombe l’aspetto economico. Chi metterebbe i soldi per un intervento che ha necessità di un robusto finanziamento per essere realizzato? Alla Regione probabilmente si sono pure dimenticati dell’ex sanatorio sassarese e di essere proprietari di un patrimonio che ha anche un valore storico.

Nel corso di questi ultimi decenni si era anche parlato di restituire al quartiere quel “polmone verde” (e avendo ospitato i tubercolotici queste parole non sembrino un’ingiuria), ma tutto è rimasto, appunto, allo stato di proposte. Quando il sanatorio sassarese era al massimo dell’attività aveva quasi 400 posti letto (compresi quelli per i bambini), un bar, un ristorante e addirittura un cinema. C’era la cappella e una centrale elettrica, i laboratori e gli alloggi per medici e personale. E quel lungo corridoio ad anello chiuso da vetrate dove passeggiavano i malati e che in seguito è stato infestato dai topi. Un dossier sulla situazione è contenuto anche nel sito “Sardegna Abbandonata” che raccoglie incompiute e cattedrali nel deserto in tutta l’isola.

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