La Nuova Sardegna

Sassari

Palazzetto a San Nicola, un sogno lungo 20 anni

di Giovanni Bua
Palazzetto a San Nicola, un sogno lungo 20 anni

Ozieri: progettato dopo “Italia ’90”, iniziato nel ’94 e bloccato dopo il primo lotto La struttura potrebbe ospitare duemila persone ma per finirla servono 2 milioni

4 MINUTI DI LETTURA





OZIERI. Circa due milioni di euro già spesi, (gli ultimi 200mila 4 anni fa) almeno altrettanti necessari per completare l’opera, di cui però nessuno saprebbe in realtà che fare. Constatazione che non impedisce a tutte le amministrazioni che si sono succedute negli ultimi 20 anni, di qualunque colore politico fossero, di mettere tra le ricette per il rilancio del popoloso e popolare quartiere di San Nicola il completamento del sontuoso palazzetto dello sport.

Italia ’90. Palazzetto “inventato” sull’onda della valanga di soldi smistata in tutta Italia per i mondiali di calcio del ’90, e che la giunta guidata dal sindaco Antonio Fantasia decise di sistemare strategicamente nel rione sorto una ventina d’anni prima, dove la piccola borghesia ozierese costruiva in quegli anni casa e che viveva una enorme (e mai soddisfatta) fame di servizi.

Il progetto. Il progetto presentato è suntoso: l’edificio da costruire occupa un’area di mezzo ettaro. È diviso in diverse zone, autonome e intercomunicanti. La prima è una zona di disimpegno per il pubblico e per gli atleti, con spazi per bar, biglietteria e sedi per le società sportive.

Poi la palestra, che può ospitare i campi di basket, pallavolo, tennis e ginnastica, a cui si aggiunge un’altra area di preriscaldamento. Sempre nel piano inferiore una grande tribuna che può arrivare a 2000 posti a sedere, coperta con avveniristiche capriate in legno. Su un altro piano locali per sala-regia, riunioni ed esposizioni, e siti ricreativi.

I lavori. I lavori iniziano nel 1994, finanziati in parte dal credito sportivo e in parte da fondi regionali, e vengono assegnati a una cooperativa di Oschiri che porta a compimento il primo lotto: vengono tirate su le fondamenta e il rustico del piano terreno, con parte della copertura, che rimane aperta su un lato. Poi tutto si blocca, inizia un lungo contenzioso tra impresa e Comune. I soldi prendono altre vie. E tutto rimane paralizzato fino al 2000.

Anno in cui i due contendenti trovano l’accordo per svincolare il megapalazzo dalle secche della burocrazia. Alla guida del Comune c’è il sindaco Vanni Fadda, la stima per il completamento funzionale della struttura è 2 miliardi e 200 milioni.

La rinascita. «Alla discesa che porta morfologicamente al quartiere di San Nicola – sostiene raggiante Fadda –, abbiamo contrapposto una forte scalata sotto il profilo sociale e politico: il palazzetto dello sport, infatti, costituirà un punto di riferimento per le iniziative multidisciplinari di carattere sportivo, ma anche espositive e congressuali della città e del territorio». In realtà per l’ulteriore assegnazione bisogna aspettare il 2002, con l’ufficio tecnico comunale che elabora un nuovo progetto, e la Regione che concede un nuovo finanziamento da 1 milione e 5mila euro.

Il consorzio. Assegnataria è l’impresa Consorzio sardo cooperative costruzioni, data fissata di consegna: 10 mesi. In realtà i lavori nemmeno iniziano. Il Consorzio il 9 aprile del 2003 finisce in liquidazione coatta, insieme ai sogni di completamento della sempre più agognata quanto in fondo inutile opera, in una città che di palazzetto ne ha già uno, a Punta Idda, che con i suoi 1000 posti già lavora a singhiozzo senza nessuna associazione abbastanza grossa da prenderselo in carico.

Ultimi tentativi. Da lì in poi il palazzetto di San Nicola si trascina tra un annuncio elettorale, un nuovo tentativo di progetto nel 2006, qualche piccola operazione di manutenzione. Le solite incursioni dei vandali, che portano via tutto lo smontabile, i soliti sogni.

Nel 2012 l’ultimo tentativo serio: vengono stanziati circa 200mila euro, sì rifà completamente l’impianto elettrico (avevano rubato negli anni oltre 40mila euro di rame) si rifà la pavimentazione del piano terra, si chiude uno spogliatoio e si chiudono con le reti alcuni accessi dall’esterno. L’idea è renderlo agibile per le associazioni sportive, almeno per gli allenamenti. Ma dopo il collaudo l’agibilità viene negata.

L’anagrafe. Alla fine del 2013 nasce l’anagrafe delle opere pubbliche incompiute in Italia, un elenco pubblicato dal ministero delle Infrastrutture, nel quale ogni anno da allora il palazzetto viene puntualmente inserito: totale intervento 5 milioni, importo oneri per l’ultimazione dei lavori 2 milioni, lavori eseguiti 55 per cento.

La speranza. «Proprio da questa iscrizione – sottolinea il vice sindaco Uccio Farina – per l’ennesima volta ripartiamo. Io già amministravo quando è sorta l’idea di creare questo palazzetto. Erano tempi diversi, e col senno di poi è chiaro che la città non avrebbe bisogno di una struttura di questa importanza. Ora è però altrettanto chiaro che il palazzetto in gran parte esiste. Ha su un impianto fotovoltaico da 193 Kw, è sigillato e in sicurezza, pronto ad essere ultimato. Buttar via tutto sarebbe ancora peggio. I soldi, a livello regionale o statale, si possono trovare. L’utilizzo dovrebbe essere sovracomunale, aperto all’associazionismo, non solo sportivo. Noi ci proviamo, ancora. Disincantati, ma pronti a giocare la nostra partita».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative