Serra Li Pozzi, erbacce nella piazza mai nata
PORTO TORRES. Ci risiamo. Cambiano i colori delle amministrazioni alla guida della città, ma Serra li Pozzi continua a rimanere un quartiere di serie B. Per assurdo, infatti, basterebbe fare un...
PORTO TORRES. Ci risiamo. Cambiano i colori delle amministrazioni alla guida della città, ma Serra li Pozzi continua a rimanere un quartiere di serie B.
Per assurdo, infatti, basterebbe fare un semplice copia e incolla dagli articoli degli anni scorsi: con l'arrivo della primavera, le erbe infestano le aiuole in cui sono piantati gli alberi, crescono negli interstizi dei vari marciapiede arrivando al "record", detenuto come sempre dallo spazio che segna la confluenza tra via dell'Asfodelo e via del Mirto, a pochi metri dalla mai realizzata piazza. Quell'area, un piccolo rettangolo che facilmente con qualche attenzione sarebbe potuto divenire una graziosa aiuola, si affaccia sulla pista ciclabile attigua alla cosiddetta "bretella" che conduce all'incrocio con la strada provinciale per Balai Lontano e Platamona.
Lì, una scalinata ed uno scivolo vengono quotidianamente utilizzati dai tanti residenti che vanno a fare jogging, scendono o risalgono in bicicletta o con le carrozzine per i bimbi. Eppure, le attenzioni non ci sono: l'erba cresce rigogliosa, incontrollata, e giunge ad altezze tali da coprire cartacce e bottigliette di plastica gettate da maleducati poco rispettosi dell'ambiente e del decoro cittadino, ma non solo. Le piante hanno invaso il marciapiede debordando sulla discesa, tanto da creare difficoltà a chi vi transita. Naturalmente, le squadre del verde non hanno il dono dell'ubiquità per intervenire contemporaneamente in zone diverse della città, ma di fronte ad uno spettacolo di abbandono e degrado tali, chi di competenza deve intervenire al più presto perché anche gli abitanti di Serra li Pozzi, il rione più popoloso ed esteso della città ma - come sottolineano diversi residenti - «da sempre dimenticato, hanno diritto ad essere trattati come gli altri cittadini, non ricordandosi di loro solo per riscuotere le tasse».
Emanuele Fancellu
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