Sassari, inchiesta aste giudiziarie: scena muta davanti al gip
I tre indagati finiti ai domiciliari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
SASSARI. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ieri mattina davanti al giudice delle indagini preliminari Michele Contini e al pubblico ministero Giovanni Porcheddu i tre arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’alterazione delle aste giudiziarie.
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Mirko Mantellini, 39 anni, dipendente dell’Istituto vendite giudiziarie di Sassari; Pierluigi Figheri, 39, amministratore dell’agenzia «Reale Immobiliare» di Sassari e Roberto Pintus, 40, titolare dell’azienda individuale «P.R. Edil» che si occupa anche di manutenzione degli immobili affidati in custodia all’Istituto vendite giudiziarie, in questa fase processuale hanno preferito il silenzio. Per loro, gli avvocati Daniele Alicicco, Nicola Satta, Francesca Fiori e Giuseppe Scarpa, hanno chiesto al gip la revoca della misura degli arresti domiciliari. Sulla richiesta il titolare dell’indagine Giovanni Porcheddu si è riservato di dare al giudice il suo parere. Parere che dovrebbe arrivare stamattina. Solo a quel punto il gip prenderà una decisione sulla richiesta del collegio difensivo.
Oltre ai tre arrestati sono finite nell’inchiesta altre dieci persone. Le accuse contestate sono quelle di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, rivelazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, corruzione propria, estorsione e falso ideologico. Le dieci persone denunciate dai carabinieri sono ritenute responsabili, a vario titolo, di avere partecipato o fornito «un fattivo supporto all’associazione a delinquere». L’attività investigativa era cominciata nel 2011 dopo la denuncia presentata dall’allora giudice dell’Esecuzione, la dottoressa Maria Grixoni che si era resa conto di alcune anomalie e della possibile alterazione di diverse aste giudiziarie che riguardavano in particolare immobili. Il sospetto era che qualcuno dall’interno dell’istituto vendite giudiziarie avesse trasmesso notizie riservate a terze persone (qualcuno delle agenzie immobiliari) che poi riusciva ad aggiudicarsi le vendite all’incanto con una certa facilità.
Nel contesto delle indagini, sarebbero state accertate aggiudicazioni fraudolente di immobili. Si tratta di edifici messi in vendita all’incanto pubblico presso il Tribunale di Sassari - a prezzi fortemente ribassati rispetto alla base d’asta - che venivano poi rivenduti a terzi inconsapevoli a prezzo di mercato, speculando così sulla conveniente differenza di prezzo. Alcuni fatti risalirebbero al 2009, ma l’inchiesta vera e propria era partita nel 2011 - appunto dopo la denuncia del giudice Grixoni - e c’erano stati i primi iscritti nel registro degli indagati. Nel 2012 la proproga delle indagini.
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