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Sassari, un fiume di liquami nel rio Sant’Orsola

Sassari, un fiume di liquami nel rio Sant’Orsola

Inquinamento diffuso, nel corso d’acqua i reflui del collettore fognario di Santa Maria di Pisa

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SASSARI. Liquami nel Rio Sant’Orsola, una situazione che si ripete ormai sempre più spesso e a niente sembrano essere servite le denunce (l’ultima risale allo scorso anno) per cercare di porre fine all’emergenza e accertare le responsabilità.

Da qualche giorno il collettore fognario di Santa Maria di Pisa ha ripreso a scaricare nel corso d’acqua che ha cambiato colore (la nuova tonalità è marrone-grigio) ed emana una puzza insopportabile.

Lo scarico fognario incriminato è quello che fa riferimento allo “sfioratore” del collettore di Santa Maria di Pisa, appunto. Ma a quanto pare nel fiume - oltre a reflui fognari - finiscono anche altri scarichi provenienti da una tubazione di Predda Niedda che potrebbero contenere residui di lavorazioni industriali.

Ieri è esplosa la protesta dei residenti, specie di chi in quella zona gestisce attività produttive (ci sono dei vivai, ma anche terreni con coltivazioni orticole) e sul posto è intervenuta una pattuglia della Forestale. I primi rilievi hanno confermato l’esistenza di una grave forma di inquinamento, più o meno la stessa rilevata dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico nel 2015, quando l’intervento scattò a seguito della denuncia dell’ex consigliere comunale di Sassari Roberto Schirru.

La valutazione tecnica lascia spazio a pochi dubbi: l’inquinamento si verifica perché il collettore è sotto dimensionato e non ci sarebbero le risorse per procedere con il potenziamento.

Succede, quindi, che lo sfioratore accoglie i liquami in eccesso del collettore fognario e li convoglia direttamente nel fiume. Lo spettacolo è disarmante, perché vengono messe a rischio le piantagioni della zona e le forme di vita ancora presenti nel corso d’acqua.

Ieri era evidente il percorso dell’acqua contaminata: dal tracimamento vicino alla 131 sino al ponticello e poi il salto verso l’altra parte (appunto dove ci sono i vivai) nel Rio Sant’Orsola.

C’è da dire che finora la carenza tecnica dell’impianto è stata affrontata con l’invio periodico dell’autospurgo che provvede a svuotare i liquami in eccesso prima che debordino del fiume. Una pratica che, evidentemente, è stata dilazionata parecchio nel tempo (avveniva a chiamata da parte di interessati o preoccupati, a quanto pare), tanto che ora l’emergenza è evidente sia per quanto concerne l’aspetto visivo (acqua di colore marrone-grigio) che per quello olfattivo (odore nauseabondo in tutta la zona).

Il problema è serio, anche di natura igienico-sanitaria, e forse è giunto il momento di fare chiarezza oltre che sulle responsabilità anche sui ritardi e sulle cause che hanno impedito di regolarizzare il sistema di smaltimento dei reflui.

La situazione è disastrosa, in diversi tratti non si vede il fondo del fiume. Tra le verifiche da effettuare anche quelle che riguardano presunti allacci abusivi in prossimità del bivio sulla 131 dove - secondo quanto era stato già denunciato - sarebbero presenti diversi scarichi abusivi che confluiscono nel Rio d’Ottava. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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