Ex Petrolchimico, sbloccate le bonifiche
Syndial ha ottenuto il decreto del ministero dell’Ambiente. Primi cantieri tra luglio e settembre, lavori chiusi in 4 anni
PORTO TORRES. Alcuni accantieramenti scatteranno alla fine di luglio, la fase operativa più significativa a settembre. Alla fine dell’estate, insomma, si sblocca finalmente la partita delle bonifiche nell’area industriale dell’ex Petrolchimico di Porto Torres. Syndial ha ricevuto il decreto dal ministero dell’Ambiente e si appresta a completare l’iter con le autorizzazioni di secondo livello con le istituzioni locali e Regione.
«Siamo pronti per avviare il trattamento delle acque locali – ha detto Giovanni Milani, amministratore delegato di Syndial – e confidiamo nel fatto che possa proseguire la buona interlocuzione con tutti gli enti». Quella di Porto Torres - insieme a Pieve Vergonte - è l’area più complessa in Italia dove sono stati programmati interventi di risanamento ambientale. E Syndial si gioca la faccia.
«Le bonifiche sono fondamentali – afferma Milani – e oltre a risanare il territorio inquinato, servono a creare le condizioni per accogliere successive attività compatibili con l’ambiente. Così la vedo io». Sui ritardi, che si sono accumulati negli anni, l’ad di Syndial non indica un solo livello di difficoltà ma un concentrato di questioni: «C’è un po’ di tutto: la complessità normativa oggettiva, i vari livelli autorizzativi che richiedono tempo. Ora che abbiamo ottenuto il decreto del ministro dell’Ambiente, si apre una fase tutta locale per le autorizzazioni. E i tempi sono quelli, purtroppo». A questi problemi si aggiunge anche la difficoltà (un po’ ovunque) di individuare una soluzione condivisa.
Darsena servizi. La Syndial sta aspettando l’ordinanza del sindaco Wheeler. «Appena la riceviamo possiamo procedere con il bando – dice Milani – e poi con la fase contrattuale. Contiamo di essere pienamente operativi tra novembre e dicembre. Qui spenderemo 6milioni di euro per dare soluzione a uno dei problemi maggiormente sentiti dagli operatori e dalla popolazione».
Palte fosfatiche. È una delle aree critiche. É stata sequestrata dai carabinieri del Noe per la presenza di residui di lavorazione considerati radioattivi che risalgono al periodo compreso tra il 1970 e il 1990. La zona è stata messa in sicurezza con la copertura impermeabile - come da prescrizioni -; i lavori dovrebbero iniziare alla fine dell’anno.
Peci. I residui saranno rimossi e inviati in un centro per lo smaltimento, fuori dalla Sardegna. La gara d’appalto è stata eseguita, i lavori dovrebbero cominciare a luglio e concludersi nei primi sei mesi del prossimo anno.
Minciaredda. É il sito inquinato più noto. A settembre l’apertura del primo cantiere. La presenza di sostanze inquinanti di diversa tipologia impone scavi, anche in profondità, caratterizzazioni e analisi di rischio. Sarà creata la piattaforma di trattamento dei materiali e le procedure per lo smaltimento. Il trattamento della falda richiederà tempi più lunghi, le altre attività si concluderanno - senza intoppi - in quattro anni. Complessivamente la spesa è di 530 milioni di euro: 230 sono già stati utilizzati (un terzo sui suoli e l’altro terzo sulla falda).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
