La morte inaccettabile di un ragazzo

Quando un giovane va via per sempre, la comunità ha perso un pezzo di futuro. Accertare la verità sull'incidente è un dovere morale, per Giorgio e per tutti gli altri

Sono venuti tutti a salutarti, Giorgio. La cerimonia è stata struggente: c’erano i tuoi compagni di scuola, i professori, la squadra di calcio e altre migliaia di persone arrivate per stringersi intorno ai tuoi genitori, a tua sorella, al tuo giovanissimo amore. Il dolore ha impietrito i tuoi familiari, ma anche chi non ti ha mai conosciuto aveva il cuore a pezzi. I tuoi amici invece non riescono ad accettare l’idea, non sopportano la vista del mazzo di fiori bianchi sul tuo banco al liceo. Sono arrabbiati e hanno ragione: non si può morire così, Giorgio, come è successo a te.

Non si sa se è stata quella buca a farti perdere l’equilibrio e il controllo della moto nuova, però è probabile che sia andata così. Cambia davvero poco che tu l’altra sera abbia tentato di scansarla o che invece ci sia finito dentro con la ruota come è successo a Nicola qualche mese fa, da un’altra parte del paese.

Eravate quasi coetanei, forse il giorno del suo funerale eri anche tu tra i ragazzi che non riuscivano a credere che la morte avesse sfiorato la vostra bella gioventù con il suo respiro raggelante. Forse anche tu, prima e dopo quel funerale di un ragazzo della tua età, hai sentito gli adulti lamentarsi delle strade “bombardate” e piene di avvallamenti, e di quanto bisogna essere prudenti per schivare gli ostacoli. Però se nonostante tutta la cautela capita di cadere, devi solo augurarti di limitare il danno. Tu e Nicola purtroppo siete caduti male. Ora tutti si chiedono se si poteva evitare. E certo, si poteva e si doveva evitare.

Davanti a queste tragedie, dopo lo sgomento bisognerebbe chiedersi seriamente quali devono essere le priorità amministrative. La sicurezza delle strade è una priorità? Sì, lo è, anzi dovrebbe essere l’ordinaria amministrazione. Invece, quando i soldi nelle casse comunali scarseggiano si vede subito dai crateri e dalle trincee nelle vie del centro abitato. Quando le società telefoniche o idriche o elettriche chiudono un cantiere stradale, tappano il buco ma raramente tornano per livellare l’asfalto. Se solo si pensasse alle conseguenze si correrebbe ai ripari. Per salvare una vita umana, Giorgio, qualsiasi amministratore spenderebbe anche i soldi che non ha. Fa male dirlo, adesso che tu non ci sei più, ma le buche bisogna ripararle prima che capitino le tragedie e non dopo.

Questa settimana siete stati in tre ad andare via così, sbalzati dal sellino subito dopo una curva, sopra una buca o sbattendo contro un ostacolo in un cantiere stradale poco, o per niente, illuminato. È morto un giovanissimo padre, è morto un figlio adorato, è andato via un nonno. Avevate età diverse, storie diverse, prospettive differenti. Vi accomunava la passione per la moto. Tu la tua l’avevi appena conquistata, e chissà quanto hai dovuto insistere per convincere i tuoi genitori.

Voi figli non capite perché tentenniamo e non ci date tregua fino a quando cediamo: «sarò prudente, rispetterò le regole, andrò piano, dai dai dai». Non vi rendete conto che ci preoccupiamo per voi, non di voi, che in generale siete bravi ragazzi maturi e responsabili, come tutti ti raccontano. Bravo, intelligente e rispettoso delle regole. Però capita di finire in una buca e di volare via, anche sei hai il casco, anche se andavi a passo d’uomo. Non è giusto, Giorgio, nessuno dovrebbe andarsene così.

Quando muore un ragazzo, la comunità ha perso un pezzo di futuro. Accertare la verità sul tuo incidente è un dovere al quale nessuno può sottrarsi. Lo dobbiamo al tuo sorriso che si è spento, ai tuoi 16 anni pieni di speranza e di voglia di vivere, ai tuoi familiari inconsolabili. Avevi il futuro tra le mani, Giorgio, pieno di cose belle che non ci saranno più. La tua occasione persa chiama tutti a un atto di responsabilità e ci impone di pensare che, se un ragazzo muore perché finisce con la moto su una buca, da oggi tutte le buche devono essere riempite appena si formano. E non con materiale scadente che salta dopo la prima pioggia. Dobbiamo farlo per te Giorgio, per i tuoi cari, per i tuoi coetanei. Nessuno può cavarsela dicendo che è stata una fatalità. Non è stata una fatalità, ma una eventualità che si è verificata e che sarebbe bastato poco scongiurare. Non siamo stati capaci di proteggerti, Giorgio, questa è la verità irreparabile.

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