La Nuova Sardegna

Sassari

Trafficanti di droga, duro lavoro per i periti

di Nadia Cossu

Processo al via, trascritte 93 telefonate tra nigeriani ma c’è lo scoglio del riconoscimento vocale

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Erano in tutto otto i nigeriani arrestati nell’ambito di un’inchiesta sul un traffico internazionale di droga che interessava Sassari considerato che i “pezzi da novanta” avevano un’attività commerciale al Corso. Sei avevano patteggiato o scelto il rito abbreviato, in entrambi i casi la pena non è stata inferiore ai sei anni. Solo due avevano scelto il rito ordinario: Ohiku Silver Osarumwense, 40 anni, e Obyka Loveday Onyeka, di 37, assistiti dagli avvocati Antonio Secci e Massimiliano Tore.

Il processo a loro carico si sta celebrando davanti al giudice Teresa Castagna ed è entrato nel vivo con la trascrizione delle intercettazioni telefoniche. Tante: 93 quelle trascritte dai due periti nominati dal giudice che si sono trovati a decifrare ben quattro dialetti. Ma ora c’è la difficoltà di attribuire le varie frasi all’uno o all’altro imputato considerato che il riconoscimento vocale è davvero complicato.

I due imputati sono liberi per decorrenza di termini, nonostante la riconosciuta pericolosità. Entrambi nigeriani, erano stati scarcerati nel 2013 dal giudice Castagna che aveva dovuto revocare l’ordinanza di custodia cautelare. I trafficanti – per i quali lo stesso giudice aveva ritenuto sussistessero ancora le esigenze cautelari, perché avevano preso parte al commercio di consistenti quantitativi di stupefacente – erano stati coinvolti in ripetute operazioni, tanto che il giudice aveva sottolineato la pericolosità sociale e il rischio che potessero riallacciare i rapporti con i loro fornitori. I nigeriani erano in carcere dal dicembre del 2011, a seguito delle ordinanze del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Macerata e di Ferrara, poi trasmesse per competenza a quello di Sassari. Per i due nigeriani, i legali Secci e Tore avevano invece scelto il rito ordinario fin dalle prime richieste di perizie sulle intercettazioni. Il giudice, comunque, nell’ordinare suo malgrado la scarcerazione immediata per decorrenza dei termini aveva disposto una serie di provvedimenti, come l’obbligo di dimora nel comune di Sassari. Oltre a un controllo costante.

L’aspetto ancora più terribile dell’inchiesta riguardava il coinvolgimento di due donne “usate” per far arrivare in Sardegna la droga. Una in particolare era sbarcata con 25 ovuli nascosti nelle parti intime e contenenti complessivamente 570 grammi di eroina. La donna aveva con sè la bambina di 18 mesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative