Incendio di un camion e fuga in auto, assolti tre giovani di Mores
Un informatore svelò ai carabinieri il nome dei responsabili I militari tacciono l’identità della fonte, imputati scagionati
MORES. Alle 21.30 l’incendio di un furgone della “Sarda formaggi”, parcheggiato a Mores sotto l’abitazione di uno dei dipendenti. Alle 22 una pattuglia della polizia ferma a un posto di blocco in paese una Y10 con due giovani a bordo. La macchina però passa dritta e inizia la fuga verso la campagna dove, dopo aver sbandato alcune volte, viene alla fine raggiunta dagli agenti del distaccamento di Ozieri.
La polizia fa un controllo all’interno dell’auto e gli agenti trovano una tanica di benzina (vuota), due passamontagna, un coltello pattadese nella tasca dei pantaloni di entrambi e, sempre dentro la Y, trovano la carta di identità di una terza persona. In quegli attimi ai carabinieri di Mores arriva la segnalazione dell’incendio di un autocarro dell’azienda di formaggi. I calcoli sono presto fatti e i due – Sebastiano Fancello (assistito dall’avvocato Antonio Secci) e Agostino Cocco (difeso da Luisa Sini), entrambi di Mores – vengono fermati e in seguito rinviati a giudizio per il rogo del mezzo. Sul luogo dell’incendio vengono trovate tracce di piccole gomme d’auto compatibili con quelle della Y10.
Insieme a loro finisce nei guai anche una terza persona: Fabrizio Tola (difeso dall’avvocato Gianluigi Poddighe), sempre di Mores. A lui apparteneva il documento di identità trovato nella Y e, soprattutto, una fonte confidenziale aveva rivelato ai militari che insieme a Fancello e Cocco quella sera c’era anche Tola. I carabinieri erano andati a cercarlo e lo avevano trovato a casa, dormiva nella sua camera da letto. Ma questo non è servito a “escluderlo” dal banco degli imputati.
Durante il processo, i carabinieri di Mores sono stati sentiti come testimoni e hanno confermato quella confidenza ricevuta dalla loro fonte. Ma, su precisa richiesta del giudice Antonietta Crobu che avrebbe voluto sentire l’informatore in aula, i carabinieri non hanno riferito il nome. A quel punto, considerato che la dichiarazione anonima non è utilizzabile, due giorni fa i tre sono stati assolti. E l’assoluzione per insufficienza di prove era stata sollecitata anche dallo stesso pubblico ministero.
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