Traffico di sostanze dopanti, a Sassari tre in aula per furto
Il pm: medicinali rubati alla Asl per estrarre i principi attivi L’inchiesta del 2007 ha coinvolto anche un farmacista
SASSARI. Nove anni fa l’inchiesta sul furto di medicinali dal deposito del servizio farmaceutico della Asl di via Zanfarino finalizzato, per l’accusa, al traffico di sostanze anabolizzanti portò all’arresto di tre persone e alla denuncia di altre tre. Ieri mattina si è celebrata una nuova udienza del processo per furto aggravato e ricettazione nei confronti degli unici tre imputati che avevano scelto il rito ordinario. Si tratta di Rossana Coradduzza, suo marito Leonardo Piu e il farmacista Renato Ticca (lui fu solo denunciato a piede libero). Gli altri hanno già patteggiato o scelto l’abbreviato.
L’attività investigativa era cominciata nel maggio del 2007, dopo la denuncia presentata da un dirigente dell’Asl che aveva segnalato furti di medicinali per un valore di oltre 20mila euro. Secondo i Nas, la Coradduzza, dipendente dell’impresa di pulizia, e un’infermiera professionale (che avevano libero accesso al deposito dei farmaci) prelevavano i medicinali e li consegnavano a un fisioterapista dell’Asl con una grande passione per la palestra e per il body building (sia quest’ultimo che l’infermiera sono fuori da questo processo). Da quei farmaci – secondo la tesi della Procura – venivano estratti i principi attivi necessari per creare le sostanze dopanti (messe in commercio al costo medio di 50 euro). Diverso il ruolo dei tre indagati denunciati a piede libero. Tra questi il farmacista Ticca (difeso dall’avvocato Luigi Satta), accusato di avere «ricettato ricette» che gli investigatori ritenevano contraffatte.
Secondo le indagini della Procura, in sintesi, il fisioterapista body builder prelevava le sostanze, si procurava le ricette che compilava a nome di ignari medici e veterinari, poi andava in farmacia per farsi consegnare il medicinale che avrebbe successivamente “trafficato” come anabolizzante.
Ieri in aula è stato sentito come teste del pubblico ministero proprio un veterinario il cui nome risultava in una delle ricette “contestate”. Davanti al giudice Teresa Castagna, il medico ha categoricamente smentito di aver mai compilato la ricetta in questione sottolineando che, oltretutto, quel farmaco in particolare era solito prescriverlo in compresse, non in fiale.
I due imputati Coradduzza e Piu – assistiti dall’avvocato Giuseppe Onorato – hanno scelto di sottoporsi a esame. Nella prossima udienza – prevista per il 20 luglio – saranno esauriti tutti i testi del pubblico ministero.
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