«San Sebastiano, progetto ambizioso»
Il direttore del Demanio Reggi: via a un intervento di riqualificazione lungimirante. Tutto pronto nel 2020, costo 12 milioni
SASSARI. Ci sono ancora pezzi di vita attaccati. Ai tanti chiavistelli che rumorosi si aprono. Agli intonaci scrostati, alle celle claustrofobiche, con le brande di ferro arrugginito, l’orrenda turca, i muri coperti di scritte e deliri e le pesanti porte di legno ammaccate dalle battiture. Ci sono pezzi di vita dei 143 uomini, 13 donne e un piccolo bambino che, in poche ore, lasciarono il carcere in un pomeriggio di luglio del 2013, per andare nella nuova e altera casa circondariale di Bancali. E delle decine di migliaia di vite che in 150 anni sono passate nei sette bracci di San Sebastiano.
Ieri i cancelli del carcere nel cuore del centro si sono riaperti. Come già era successo nel 2014, per le giornate del Fai, quando mezza città prese di assalto il penitenziario e ne uscì sbigottita, per la sua decadenza, la sua urticante inumanità. L’occasione era il sopralluogo del Direttore generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, accompagnato dal sindaco Nicola Sanna, dal commissario della Provincia Guido Sechi e da qualche decina di rappresentanti della politica, della magistratura, dell’avvocatura e delle forze dell’ordine cittadine, nell’ex carcere. Che diventerà entro, si spera, il 2020 primo Federal Building nell’Isola.
Una visita di cortesia, quella di Reggi, visto che il via libera definitivo all’ambizioso progetto di riconversione era arrivato già a febbraio, dopo un lavoro pancia a terra di molti (ma non di tutti) durato anni. Ma anche un importante incontro operativo per dare il via all’affidamento, previsto entro maggio, delle attività di vulnerabilità sismica, di rilievo architettonico e caratterizzazione del terreno necessari per le successive operazioni di bonifica e riqualificazione dell’ex carcere di 18mila metri quadri, che ha un valore stimato di poco meno di 8 milioni. Al termine della prima fase di analisi, partirà nel 2017 lo studio e la progettazione di fattibilità finalizzato alla realizzazione della cittadella giudiziaria, che andrà avanti fino al 2018. Con i lavori che si chiuderanno presumibilmente entro il 2020. A pagare i conti un finanziamento statale di 12 milioni di euro, con la struttura che sarà ristrutturata e ospiterà le sedi degli uffici giudiziari di Sassari - corte d’appello, giudice di pace, procura della repubblica, procura generale e tribunale di sorveglianza - con un risparmio secco sugli affitti da 1,7 milioni di euro l’anno.
«La straordinaria operazione di riqualificazione urbana - ha evidenziato Roberto Reggi - che porteremo avanti qui a Sassari permetterà di raggiungere un duplice obiettivo. Da un lato, infatti, potremo realizzare ingenti risparmi di spesa, e dall’altro daremo ai cittadini un servizio pubblico migliore. La grande collaborazione tra Stato e territorio ci ha permesso di raggiungere questo primo risultato e ci permetterà di inaugurare nel 2020 il nuovo federal building a servizio della città». «In questi anni abbiamo presidiato la situazione del carcere - ha aggiunto Nicola Sanna - per rispondere alla richiesta della città di destinare a nuova funzione una struttura così importante ed evitare che cada in abbandono. Un vero e proprio gioco di squadra tra le istituzioni ha permesso di individuare le potenzialità di questo sito e ottenere il primo finanziamento, al quale speriamo di aggiungere in futuro una ulteriore dote finanziaria».
«Il via libera a questa struttura – ha chiosato Guido Sechi, che da commissario del Comune ha siglato il protocollo con i ministeri, il provveditorato alle Opere pubbliche, e il consiglio forense, pietra angolare dell’attuale successo – è fondamentale inoltre per la salvezza della sede staccata della corte d’appello, non più gravata da pesanti oneri di locazione».
La progettazione sarà portata avanti dell'agenzia del demanio e dal provveditorato alle opere pubbliche Lazio- Abruzzo-Sardegna di concerto con la soprintendenza. In un’ala un Museo della Memoria dedicato ai 150 anni della durissima vita dei detenuti.
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