MOVIMENTI - Genitori ultras, fuori dai palloni
La rubrica dello psicoterapeuta e psicologo dello sport Manolo Cattari
In questi anni ho visto tanti genitori nelle varie associazioni sportive giovanili con cui ho collaborato e in tanti di loro, quando ci confrontiamo sul tema della motivazione allo sport dei figli, leggo nei loro sguardi: «Sì ma io con mio figlio che devo fare?». Alcuni si sentono dire da società e allenatori che devono essere più presenti negli allenamenti e in gara: «Voi non riuscite a capire le possibilità di vostro figlio e non lo supportate nella sua carriera». Altri che lo sono troppo: «Gli atleti dovrebbero essere tutti orfani». Tutto udito direttamente dalle mie orecchie!
Ho iniziato a occuparmi del rapporto tra società e genitori dopo aver assistito ad una partita di calcio giovanile sugli spalti e dopo aver sentito alcuni commenti “terroristici” di padri e madri “ultras” su arbitri e avversari dei loro figli… dodicenni. Da lì ho iniziato a comprendere da una parte che il compito dell’associazione è quello di educare il genitore alla sportività, che non serve allontanarlo dagli allenamenti per risolvere il problema, e dall’altra a definire che va messa una linea di confine che consenta un contatto tra le due parti riassumibile nella massima: il figlio è vostro, l’atleta è loro.
Ma dove un ragazzino smette di essere figlio per diventare atleta e viceversa non è così semplice da definire. Per un po’ di settimane concentrerò la rubrica su questo tema, con l’obiettivo di fornire degli stimoli per vivere più serenamente questo aspetto, perché particolarmente importante, in realtà non solo nello sport, ma in generale nel rapporto con le varie agenzie educative, partendo dal presupposto che il genitore è una grandissima risorsa per il giovane sportivo, anche se come dire... “leggere bene le istruzioni prima dell’uso”.
Vi lascio con un’immagine di uno sport che seguo e che trovo particolarmente interessante su questo tema, il tennis. Ragazzini di scuole medie, forse anche più piccoli, partecipano a tornei fuori sede accompagnati dai genitori (il maestro non può seguire tutti gli allievi), che a loro volta scelgono in quali tornei iscriverli. Ricordate quanto è stato difficile anche solo prendere lezioni di scuola guida da babbo, ecco ora immaginatevi dodicenni Sassari-Cagliari prepartita e Cagliari-Sassari post partita affianco a lui che guida, dove finisce il figlio e inizia l’atleta?
Psicoterapeuta
e psicologo dello sport
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