Centrale a biomasse, i dubbi del sindacato
Cgil, Cisl e Uil confermano le critiche alla politica industriale di Eni che intende vendere Versalis
SASSARI. Non nascondono timori e perplessità, i segretari provinciali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil alla notizia della richiesta di valutazione di impatto ambientale presentata da Matrìca per la costruzione della centrale a biomasse da 22,4 megawatt con la quale fornire il vapore alle tre unità di produzione finora realizzate nell’ambito del progetto della chimica verde. La costruzione della piccola centrale era stato annunciato già lo scorso anno «e anzi siamo in ritardo – sottolinea Massimiliano Muretti, della Filctem-Cgil – perché i lavori dovevano partire già a ottobre. Resta il fatto che l’investimento è di Matrìca e non di Eni che prosegue nel suo intento di vendere Versalis».
Un mini-centrale ad hoc, per far fronte alle esigenze dei tre gruppi di produzione già costruiti «ma non si vede alcun progetto in prospettiva – aggiunge Giovanni Tavera, della Uiltec-Uil –. È un impianto calibrato sulle necessità dell’esistente e noi non possiamo far altro che prendere atto della volontà di Matrìca, ma non di Eni che conferma l’intenzione di voler abbandonare la chimica italiana, verde o tradizionale che sia». «La caldaia serve solo per permettere a Matrìca di risparmiare sul costo del vapore sganciandosi da Versalis – sottolinea Luca Velluto della Femca-Cisl –. Senza la biomassa necessaria, però, sarà difficile che abbia costi accettabili, e soprattutto rischia di essere un investimento inutile. La verità è che doveva essere Eni a costruire la centrale ma la società controllata dal governo sta completamente abbandonando Matrìca al suo destino e non spenderà più un euro in questo progetto».
Anche per Muretti per necessario che non si perda di vista il problema del reperimento delle biomasse da bruciare, che secondo il progetto di Matrìca, dovrebbero venire da quattromila ettari di coltivazioni a cardo, ma l’esponente della Filctem non dimentica neppure il problema delle mancate ricadute occupazionali. «La centrale verrà costruita in un anno e mezzo e impiegherà un numero limitato di disoccupati» aggiunge Muretti mentre Tavera ricorda che resterà da risolvere anche il problema di carattere energetico che poteva essere soddisfatto con il primo progetto di Enipower. Un progetto che, però, è rimasto solo nelle carte dell’accordo di programma di cinque anni fa. (p.s.)
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