La Nuova Sardegna

Sassari

Cottarelli: «Basta sprecare i nostri soldi»

L’ex commissario per la Spendig review ieri in città: «Tagliare, riallocare, usare meglio. Si può fare»

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SASSARI. Sul “dossier Sardegna” non ha fatto in tempo a mettere le mani, anche se le Regioni a Statuto Speciale erano uno dei suoi pallini «non foss’altro perchè ho notato che hanno una percentuale di dipendenti pubblici rispetto agli abitanti molto più alta della media. Soprattutto quelle del Nord». Ma è convinto che, come nel resto d’Italia, molto ci sia da fare, e da risparmiare.

Parole di Carlo Cottarelli, ieri a Sassari per presentare il suo «La lista della spesa» con sottotitolo “La verità sulla spesa pubblica italiana e come si può tagliare”, pubblicato dalla Feltrinelli e giunto, dopo pochi mesi, alla seconda edizione. Che, insieme alla sua seconda fatica “Il Macigno - perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”, anch’esso pubblicato dalla Feltrinelli nel 2016, sono il frutto di un biennio di lavoro, prima con Letta e poi con Renzi, come commissario per la Spending review. Anni travagliati e faticosi, conclusi con un rientro a Washington, dove vive da 25 anni ed attualmente rappresenta l’Italia ed altri 5 Paesi UE nella Head Division del Fondo Monetario Internazionale.

«Tagliare la spesa – spiega – certo che si può. Anche se ad essere sinceri basterebbe tenerla stabile per il prossimo triennio per ottenere i risultati voluti. Putroppo però continua a crescere. Anche se devo dire che molto è stato fatto, soprattutto negli ultimi anni».

«Nonostante quello che si possa pensare – continua l’economista – io sono tutt’altro che un fanatico dell’austerità. E mi rendo conto che tagliare la spesa pubblica, e i dipendenti, ha in un primo momento un effetto depressivo sull’economica. Soprattutto in regioni, come la Sardegna, con molto terziario. Ma è l’unica medicina per evitare che il sistema Italia collassi».

E non è nemmeno detto che per avere efficienza si debbano sempre usare le forbici. «Nel caso del personale della pubblica amministrazione – spiega Cattarelli – basterebbe una razionalizzazione diffusa. Bisogna centralizzare e riallocare il personale in eccesso in alcuni settori per usarli in altri. Ma soprattutto smettere di pensare che il pubblico sia sempre l’unica soluzione». Su altre partite però più che forbici servirebbero tronchesi: «Razionalizzare gli acquisti con centri unici ad esempio – spiega Cottarelli – è una manovra sacrosanta. Come, inevitabilmente, metter mano al sistema previdenziale, che rimane il più caro d’Europa. O alla Sanità, dove la lista di cose che si possono fare è davvero lunga». Il nemico? «Una strutturata e impermeabile burocrazia. Che difende se stessa, e detiene il vero potere».

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