Palla a Ibrahimovic che poi ci pensa lui
A 34 anni il fuoriclasse ex Juve, Inter e Milan monopolizza il gioco Per gli scandinavi squadra modesta ma c’è il fantasma del “biscotto”
Per la Svezia potrebbe valere una regola di quel calcio da cortile che sa di calzoncini al ginocchio, pallone di cuoio autentico e campo in terra nemmeno troppo battuta quando c’era il compagno di giochi decisamente più bravo di tutti. Ovvero, chiudi tutti i varchi agli avversari, dai la palla al primo della classe che ci pensa lui.
Il primo della classe in questo caso è un fuoriclasse ovvero Zlatan Ibrahimovic, che di svedese ha i natali ma nelle sue vene scorre sangue bosniaco e croato e la sua vocazione slava emerge negli scontri ravvicinati di terzo tipo che spesso caratterizzano le sue prestazioni.
Grazie alle undici reti messe a segno durante le qualificazioni la Svezia è approdata alla fase finale degli Europei e il bomber del PSG è stato il secondo miglior realizzatore, dietro al polacco Lewandowski, primo con tredici gol. Insomma senza Ibrahimovic la Svezia difficilmente si sarebbe accomodato nel salotto buono del calcio europeo visto che dalle parti di Stoccolma sono più a loro agio con sci e pattini piuttosto che con gli scarpini bullonati.
E allora meno male per gli scandinavi che papà Sefik e mamma Jurka decisero di lasciare la Jugoslavia per Malmö invece che optare per gli Stati Uniti come suggeriva un loro parente.
E in effetti la Svezia del ct Erik Hamren gravita tutta attorno a Ibra, l’Orsa maggiore di una costellazione che non brilla di talenti. E anche in questi tempi di esasperazione tattica il ct scandinavo si rifà al vecchio e saggio schema di cortile: palla a Ibra che ci pensa lui.
Del resto a 34 anni anni il fuoriclasse svedese, capace di vincere 13 campionati in 4 leghe diverse, a 34 anni è forse alla sua ultima grande rassegna internazionale e vuole sfruttare la vetrina per strappare l’ennesimo ricco contratto dopo la fine della sua esperienza al Psg.
In porta c’è Andreas Isaksson che ha imparato l’arte durante l’apprendistato alla Juve, mentre le chiavi della difesa sono affidate all’ex genoano Andreas Granqvist e al roccioso Martin Olsson del Norwich.
Non è una squadra giovane la Svezia e dopo Ibra l’altro ragazzino terribile è Kim Källström che in carriera ha timbrato per 122 volte il cartellino con la selezione giallobù. È andato al Grasshoppers per depositare in un banca svizzera gli ultimi spiccioli di una lunga carriera che è passata per le maglie di Lione e Arsenal.
Nella rosa svedese ci sono anche due “italiani” e cioè Pontus Jansson, difensore del Torino, e Oscar Hiljemark, centrocampista del Palermo.
Ci si aspetta qualche lampo di classe dall’attaccante Marcus Berg che ha fatto vedere buone cose al Panathinaikos. Non è certo la Svezia di Liedholm ma pur sempre un avversario ostico, soprattutto perchè, come ha dimostrato nel recente passato, ama nutrirsi di biscotti e non necessariamente a colazione.
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