La Nuova Sardegna

Sassari

Sotto il cielo d’Irlanda corsa e poco talento

di Valentino Beccari
Sotto il cielo d’Irlanda corsa e poco talento

Squadra operaia quella di O’Neill che ha raccolto l’eredità del Trap Quasi tutti giocano in Inghilterra. L’esperienza dell’ex Inter Keane

3 MINUTI DI LETTURA





Sotto il cielo d’Irlanda non sbocciano talenti calcistici. O meglio, dal giacimento è stato estratto il prezioso George Best, uno dei talenti più cristallini della storia del calcio, ma si trattava dell’altra Irlanda, quella del Nord. Dalle parti di Dublino invece lo sport nazionale è il rugby e di passaporto irlandese sono stati alcuni pugili che hanno fatto la storia del ring, magari passando per i sobborghi di New York e Chicago, storiche roccaforti dell’emigrazione irlandese dei primi del Novecento. Il calcio è quindi una sorta di fratello minore anche se la Nazionale può vantare un palmares di tutto rispetto visto che ha partecipato a tre edizioni del Mondiale (1990, 1994, 2002), raggiungendo come miglior risultato i quarti di finale nel 1990. Vanta inoltre tre partecipazioni alla fase finale degli Europei (1988, 2012 e 2016).

La Nazionale fa leva sull’orgoglio irlandese e non a caso nel 1993 è stata addirittura al sesto posto nel ranking della Fifa. Ma nell’album dei ricordi di ogni abitante di Dublino e dintorni l’immagine indelebile anche se ingiallita e segnata dal tempo è quella della vittoria per 2-0 sulla rivale Inghilterra nel 1949 al Goodison Park, che passò alla storia come la prima sconfitta subita dagli inglesi in casa contro una squadra non considerata Home Country e cioè del Regno Unito.

Insomma, la nazionale è davvero il fiore al’occhiello del football irlandese che non vanta certo un campionato di prima fascia. Non a caso la maggior parte dei giocatori irlandesi milita nella Premier o nella Championship inglese e soprattutto nessuno timbra il cartellino nella prima lega dell’Eire.

La squadra del ct Martin O’Neill, che ha raccolto l’eredità di Giovanni Trapattoni, interpreta un gioco prettamente anglosassone basato su una grande fisicità, senza eccessi tattici ma con solidità difensiva e veloci ripartenze.

Un football operaio che declina nei tempi moderni l’antico spirito irlandese.

Il modulo è il “4-2-3-1” con Shane Long, attaccante del Southampton terminale offensivo e con Jonathan Walters, Wes Hoolahan e Jeff Hendrick a supporto ma con esplicito mandato di rientro. Già, perchè è sulla difesa che l’Irlanda cerca di costruire le sue fortune puntando sulla cattiveria e i muscoli di Seamus Coleman, John O'Shea e Ciaran Clark. A centrocampo poi geometrie e chiusure affidate a Glenn Whelan e James McCarthy che non hanno mai vinto in carriera l’Oscar per la miglior regia, ma hanno anni di apprendistato e formazione professionale nella Premier e sanno come limitare i danni.

Da non dimenticare poi gli “americani” Kevin Doyle (Colorado Rapids) e Robbie Keane (LA Galaxy) che prima di svernare in California ha dimostrato con la maglia dell’Inter che a calcio sa giocare. Sulla carta l’Eire è la squadra più debole del girone, ma sotto il cielo di Francia può accadere di tutto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative