La Nuova Sardegna

Sassari

È ancora Spagna con la generazione di fenomeni

di Valentino Beccari
È ancora Spagna con la generazione di fenomeni

Le Furie Rosse si confermano sul trono d’Europa Battuta l’Italia arrivata in finale senza più energie

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È dal 1968 che l’Italia non vince gli Europei. Una manifestazione stregata per gli azzurri che da allora conquistano due Mondiali (1982 e 2006) ma che non riescono mai a salire sul gradino più alto del podio nella manifestazione continentale. Il 2012 sembra la volta buona, la selezione di Cesare Prandelli approda alla finalissima ma il sogno dell'Italia si infrange contro laSpagna campione di tutto.

La Spagna infatti trionfa anche a Euro 2012 ed entra nella storia del calcio: battendo 4-0 l'Italia nella finalissima di Kiev, le Furie Rosse conquistano il titolo per la seconda volta di fila, impresa mai centrata prima. Due successi continentali intervallati anche dal trionfo ai Mondiali in Sudafrica del 2010 che consacrano la generazione di fenomeni.

Si gioca dall'8 giugno al primo luglio, è l'ultima edizione a 16 squadre, prima del grande salto a 24. Per la prima volta nella sua storia, la fase finale dell’Europeo si disputa in Polonia e Ucraina (organizzazione suddivisa in due paesi per la terza volta dopo Belgio – Olanda 2000 e Austria – Svizzera 2008): oltre alle Nazionali dei paesi ospitanti, hanno raggiunto l’atto conclusivo dell’evento 14 formazioni promosse attraverso la fase di qualificazione che ha coinvolto tutte le Federazioni iscritte alla UEFA. Si tratta dell’ultimo avvenimento di rilievo ospitato dall’Ucraina prima dello scoppio della guerra civile e anche se con toni sfumati si avvertono già i segnali della crisi che scoppierà nei mesi successivi

Il pallone ufficiale utilizzato nella fase finale è il Tango 12, una versione più moderna di un altro Tango che i tifosi italiani - non più giovanissimi - ricorderanno con estremo piacere. Il Tango, infatti, era il pallone ufficiale dei mitici Mondiali di Spagna '82 che videro trionfare l'Italia di Bearzot. Un primo restyling dell'originale - sempre griffato Adidas - era stato realizzato in occasione della fase finale degli Europei 1996 disputata in Inghilterra: il pallone era stato battezzato “Questra Europa”.

Nel primo girone passano Repubblica ceca e Grecia, restano fuori i padroni di casa della Polonia e la Russia. Germania e Portogallo prevalgono su Danimarca e Olanda, nel secondo raggruppamento, mentre Spagna e Italia (che non si fanno male e pareggiano 1-1) procedono a braccetto, estromettendo l'Irlanda di Trapattoni e la Croazia.

Fuori dai giochi anche gli altri padroni di casa dell'Ucraina, con uno Shevchenko a mezzo servizio, eliminati assieme alla Svezia da Inghilterra e Francia.

Nei quarti il Portogallo supera la Repubblica ceca di misura, la Spagna strapazza la Francia, la Germania ne fa quattro alla Grecia, e all'Italia di Prandelli questa volta sono favorevoli i rigori contro l'Inghilterra (4-2, fatali gli errori di Young e Cole).

In semifinale gli azzurri trovano la Germania e l’eliminano con una doppietta di Mario Balotelli, che mostra i muscoli (inutile il gol di Ozil), mentre alla Spagna sono necessari i rigori per avere ragione del Portogallo, condannato dagli errori di Moutinho e Alves.

In finale la Spagna si ritrova di fronte l'Italia di Prandelli. Ma è tutta un’altra storia rispetto alla sfida della prima fase. La partita si rivela un incubo per gli azzurri che, stanchissimi, vengono travolti: finisce 4-0 con reti di Silva, Jordi Alba, Torres e Mata. La Spagna è campione d'Europa per la terza volta nella sua storia.

Una corazzata che entra nella storia del calcio con il ct Del Bosque nel solco di Aragones.

Una squadra di fenomeni con tecnica sopraffina e piena di campioni in tutti i reparti. Da Casillas a Iniesta passando per Piqué e Sergio Ramos fino ad arrivare a Torres e Xavi. Una generazione di fenomeni che, dagli Europei 2008 in poi, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Una metamorfosi da non credere per la Spagna che, da squadra con la fama di fallire gli appuntamenti che contano, diventa letteralmente imbattibile.

La guida sapiente e silenziosa è quella di Vicente Del Bosque che riesce ad abbinare estetica e concretezza: la sua Spagna è forse meno spettacolare di quella che nel 2008, con Aragones in panchina, stupisce tutti e rivince l'Europeo a 44 anni di distanza dal primo trionfo. Ma i risultati - purtroppo per gli avversari - sono gli stessi. Oltre a undici titolarissimi, Del Bosque ha a disposizione una panchina da urlo: basti pensare che, due delle quattro reti che spazzano via l'Italia nella finalissima di Kiev, arrivano da giocatori (Torres e Mata) entrati a partita in corso.

Ci sarà poi il fallimento ai Mondiali in Brasile con un’eliminazione precoce ma in Spagna è gà pronta una nuova generazione di fenomeni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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