«Affrontiamo insieme le emergenze»
Cigl, Cisl e Uil hanno inviato una lettera al presidente Francesco Pigliaru ribadendo la richiesta di un impegno comune
SASSARI. I toni, rispetto a una settimana fa, sono decisamente più pacati. Ma il contenuto è lo stesso: il presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru deve attivarsi immediatamente per aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per affrontare i problemi del nord ovest della Sardegna. Ma soprattutto si deve impegnare con il governo affinchè venga prorogata l’autorizzazione del ministero per lo Sviluppo economico relativa alla costruzione del quinto gruppo di produzione a Fiume Santo. La richiesta è stata ribadita con una lettera sottoscritta dai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil e inviata al presidente della giunta regionale e ai segretari confederali regionali.
Francesca Nurra, Gavino Carta e Giuseppe Maccioccu ricordano che proprio in occasione dell’incontro che aveva preceduto lo sciopero generale dello scorso 26 maggio, organizzazioni sindacali, presidente della giunta regionale e buona parte dell’esecutivo era stato proprio Francesco Pigliaru a condividerel’impegno per «aprire un urgente tavolo di confronto territoriale» che coinvolgesse in termini di «merito e di metodo Cgil, Cisl e Uil, sia per quanto attiene la soluzione delle numerose e preoccupanti emergenze, sia per quanto riguarda la condivisione di un progetto di sviluppo del nord ovest della Sardegna, cui tutti siano chiamati a contribuire».
Quinto gruppo. È il nodo centrale della vertenza, almeno secondo le organizzazioni sindacali sia territoriali sia regionali. Un investimento da 700 milioni di euro che significa occupazione per almeno cinque anni per non meno di 1500 persone. «Ciò consentirebbe – sostengono i segretari di Cgil, Cisl e Uil – da un lato di agire con un congruo tempo sul lato della richiesta di energia attraverso idonee politiche di rilancio dei settori produttivi oltre che valutare nel medio periodo se sarà opportuno e percorribile procedere a una conversione degli impianti con altro combustibile nel contempo disponibile, ad esempio il gas». E sempre a proposito di politiche energetiche, il sindacato vede di buon occhio il progetto per la costruzione di due rigassifficatori a Porto Torres e Sarroch.
Trasporti. È uno dei punti fondamentali della vertenza del nord ovest dell’isola. La tempesta relativa al disimpegno di Ryanair non si è affatto placata, visti anche i dati relativi al traffico passeggeri nell’aeroporto di Alghero (è di ieri il “flop” del volo Alitalia per Barcellona), ma c’è anche un porto che attende politiche di rilancio. Quello di Porto Torres è infatti uno dei più vasti bacini portuali d’Italia e con un retroterra che ha spinto scali marittimi importanti come quelli di Genova e Livorno a cercare un accordo, un’alleanza per sfruttare al meglio gli spazi a disposizione. In questo caso è anche vero che le amministrazioni comunali possono decidere quasi in autonomia, ma un eventuale isolamento sarebbe deleterio mentre un’azione unitaria (con la Regione) avrebbe un diverso peso politico. Senza dimenticare, ovviamente, i trasporti interni che ancora pagano dazio a una rete stradale risalente al XIX secolo.
Chimica verde. È la grande scommessa del territorio ma anche delle istituzioni regionali. Un progetto che, dopo gli entusiasmi iniziali, ora segna il passo. Con in aggiunta, l’annunciato disimpegno di Eni che intende cedere Versalis.
Tanti gli argomenti che dovranno essere affrontati dalla politica e dal sindacato. Che ancora una volta invita le istituzioni regionali a una vertenza comune.
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