LO SPORT NON VUOLE GENITORI TASSISTI
La scorsa settimana abbiamo chiuso con il proposito di entrare nello specifico della qualità del confine tra società e genitori. Questi possono rientrare in tre grandi tipi: Rigidi. Risponde alla...
La scorsa settimana abbiamo chiuso con il proposito di entrare nello specifico della qualità del confine tra società e genitori. Questi possono rientrare in tre grandi tipi:
Rigidi. Risponde alla filosofia «se ti va bene... bene, se no ciao». Sono società in cui non è promossa la comunicazione tra i sottosistemi (dirigenti, allenatori, atleti e genitori).
Si promuove una finta indipendenza, perché se i reparti non parlano non lavorano nella stessa direzione.
Siamo alla massima "genitori fuori dai palloni", non sono coinvolti nelle scelte della squadra, non parlano con gli allenatori, sono taxisti di giovani sportivi.
Diffusi. «Tutti facciamo tutto». C'è forte intrusività dei membri dei sottosistemi nelle competenze e responsabilità degli altri.
Non è chiaro capire fino a che punto può entrare in merito il genitore nella vita sportiva del ragazzo e allo stesso tempo il sistema società nell'aspetto familiare.
Un esempio su tutti che fa pensare ai tempi che viviamo me lo offre un caro amico maestro di salvamento, che mi racconta che chi lo contatta per informazioni sui corsi sono i genitori di ragazzi sedicenni e (anche più grandi), mica gli allievi interessati.
O pensate fino a che età sono accompagnati negli spogliatoi i giovani atleti.
Questi confini comportano dunque poca motivazione alla crescita individuale, confusione e acquiescenza (adattamento alle scelte dell'altro senza discussione e confronto reali).
Chiari. «Questa è la mia responsabilità e competenza e questa è la tua, lavoriamo insieme».
I confini chiari sono alla base della cooperazione. Sono il confine-contatto tra le parti che fa crescere tutti (come descritto la scorsa settimana).
Esiste uno scambio di informazioni tra le parti continuo e definito in spazi e tempi programmati.
Sono le società che investono tempo per coinvolgere i genitori nella crescita degli atleti, che contrattano a inizio anno non solo i pagamenti ma anche i valori, gli obiettivi prestazionali ed educativi da perseguire. In questo modo forniscono ai genitori un ruolo e uno spazio in cui poter essere utili, in modo da soddisfare il loro bisogno di partecipazione all'attività sportiva del figlio. Non più taxisti, non più protagonisti ma sostenitori attivi e partecipi che crescono con la società.
Pensare di calendarizzare momenti di confronto, magari anche con specialisti dello sport, va proprio in questa direzione.
Compito per casa riflettere sui vari confini con i quali si ha a che fare (casa, sport, scuola/lavoro) e con la propria modalità di mettere confine.
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