Il pm: «Morto al Civile, i medici vanno assolti»
Gesuino Porcu, ex direttore generale dell’Atp, era deceduto in ospedale nel 2011 La Procura: ci fu di sicuro negligenza ma manca la prova del nesso di causalità
SASSARI. «C’è indiscutibilmente colpa da parte dei cinque medici del Civile ma non c’è però la prova del nesso causale tra le omissioni e la morte del paziente». Cioè a dire che se anche gli imputati avessero avuto una condotta «corretta» non è detto che il paziente si sarebbe salvato. Il pubblico ministero Paolo Piras ha concluso con una richiesta di assoluzione la sua requisitoria nel processo per colpa medica che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al giudice Michele Contini. Imputati sono Pietro Niolu (primario di Chirurgia), Francesco Bandiera (primario di Medicina interna), Luisa Porcu, Gianluca Erre e Antonio Cicu (medici in servizio nel reparto di Medicina interna) – finiti a processo per la morte di Gesuino Porcu, 69 anni, ex direttore generale dell’Azienda trasporti pubblici di Sassari molto conosciuto in città.
Porcu il 10 gennaio del 2011 fu ricoverato in Chirurgia al Santissima Annunziata perché aveva forti dolori allo stomaco. Lì gli avevano diagnosticato una trombosi alla vena porta, che raccoglie il sangue dell’apparato digerente e lo convoglia al fegato «ma nessuno dei sanitari – aveva scritto l’allora pubblico ministero Roberta Pischedda – dava indicazione della necessità dell’intervento che, al contrario, veniva inopinatamente escluso». Il giorno successivo Gesuino Porcu era stato trasferito in Medicina interna «e nonostante le manifestate condizioni di sofferenza veniva sottoposto soltanto a trattamento con terapie antidolorifiche, anticoagulanti e antibiotiche». A quel punto le condizioni del paziente erano peggiorate ulteriormente, «il danno anatomico ischemico, di fatto trascurato e sottovalutato anche dal punto di vista della sorveglianza radiologica – aggiungeva il pm – evolveva». Il 4 febbraio Porcu venne trasferito in Rianimazione «e solo l’8 febbraio, quando era ormai in fin di vita, veniva sottoposto a intervento di laparotomia esplorativa». Ma l’intestino era in necrosi e infatti un’ora dopo l’operazione il paziente morì per uno shock settico.
All’epoca delle indagini, il consulente della Procura stabilì che quella precipitazione del quadro clinico fu in qualche modo provocata dalla «condotta attendistica» dei medici, che avrebbero agito con «imperizia, negligenza e violando i protocolli operativi». Gli imputati (assistiti dai legali Nicola Satta, Paolo Zichi e Piergiovanni Arru) si sono sempre difesi sostenendo di aver rispettato tutti protocolli medici previsti. I familiari della vittima si sono affidati all’avvocato Stefano Porcu attraverso il quale si sono costituiti parte civile. Nell’udienza il legale ha chiesto la condanna degli imputati ripercorrendo le tappe drammatiche che hanno portato al decesso di Gesuino Porcu.
Il pubblico ministero Piras sostanzialmente ha riconosciuto l’esistenza di una condotta negligente da parte dei medici ma non ha rilevato il nesso di causalità. «Se fossimo davanti a un giudice civile, dove basta la probabilità, non avrei dubbi nell’individuare la responsabilità dei medici – ha spiegato – ma siamo davanti al giudice penale, qui ci vuole la certezza oltre ogni ragionevole dubbio su tutti gli elementi. Non sulla colpa, che c’è per le omissioni e il mancato consulto di un chirurgo, ma sul nesso di causalità. Non è certo oltre ogni ragionevole dubbio che un eventuale condotta corretta avrebbe evitato il decesso, vista la gravità della situazione. Potrebbe esserci però la responsabilità civile della Asl». Il processo proseguirà il 7 luglio con gli avvocati della difesa.
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